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Ralph Spacca Internet: Un film dai mille volti | Recensione

Internet è un posto pericoloso. No, non sto parlando delle tante insidie che la rete espone a chi naviga. Sto parlando del rischio che comporta rappresentare questa comunità all’interno del circuito mainstream. Si tratta di cultura pressoché sconfinata, con le sue regole e con la sua storia. Scegliere di mettere la rete in primo piano all’interno di un film potrebbe spingere gli studios ed i registi a scegliere un repertorio di mode momentanee da cavalvare senza ritegno, offrendo un film che sia incapace di reggersi in piedi da solo, una mera carrellata di meme presto dimenticati. È con la paura di ritrovarmi di fronte ad un film simile che sono entrato in sala per vedere Ralph Spacca Internet. Fortunatamente, mi sbagliavo.

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Ralph Spacca Internet arriva a 6 anni dal primo capitolo e ne rappresenta l’evoluzione più naturale: dopo aver sapientemente esplorato il mondo del gaming, era più che ovvio che la direzione più sensata sarebbe stata spostare l’azione sul web. Nel film, Ralph e Vanellope entrano nella rete per ottenere, tramite eBay, un pezzo di ricambio necessario a salvare il cabinato di Sugar Rush, il videogame dal quale proviene Vanellope. Il film assume una struttura più o meno episodica dipanandosi in tre atti, ognuno unico a modo suo. La paura che internet diventasse una presenza troppo ingombrante nella narrativa (alla Emoji Movie, per intenderci) risulta solo parzialmente vera. Per la maggior parte del tempo, la rete è semplicemente il motore delle azioni dei protagonisti, uno sfondo più che un’entità vera e propria. Ciò che permea tutto il film è una maggiore attenzione al rapporto d’amicizia instauratosi fra Ralph e Vanellope, un tema che viene dissezionato attentamente con risultati a dir poco sorprendenti, dei quali parleremo più tardi.

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L’umorismo del primo capitolo torna in gran forma, offrendo una vasta gamma di battute che si riferiscono ad ogni tipo di audience che può trovarsi in una tipica sala cinematografica, dalle più bambinesche ad alcuni sofisticati tocchi di genio qua e là, il tutto con la sana voglia di prendersi poco sul serio, di bussare di tanto in tanto alla quarta parete. Ne sono un chiaro esempio le sequenze, altamente pubblicizzate, che vedranno la presenza su schermo delle Principesse Disney e delle altre proprietà acquisite dalla compagnia. Ad essere onesto, stiamo parlando di alcune fra le sequenze più riuscite di tutto il film, e le avrei volentieri omesse dai trailer. Una sorpresa del genere, per altro gestita così bene, avrebbe causato il panico in sala. Insomma, questo auto-spoiler avrà certamente creato più hype, ma ha anche sacrificato l’effetto wow che la surreale situazione avrebbe potuto creare. Di buono c’è che i trailer non rovinano tutte le soprese a riguardo, e rimarrete comunque stupiti di scoprire quanto a fondo si sia scelto di andare con questo concetto, arrivando persino a generare un momento musical che sovverte tutte le regole stabilite in anni ed anni di animazione Disney.

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Come accennavo prima, il film è suddiviso in tre parti ben divise per ritmo e tematiche. Questa divisione, però, crea un tono vagamente incoerente per la trama,. Superata la prima mezz’ora, l’obiettivo del film diventa trovare dei soldi per comprare il pezzo di ricambio del cabinato. E’ proprio che, in questa ricerca, arriviamo a quella che è la nota dolente del film, ad opinione del sottoscritto: il secondo atto. Fallito il tentativo di acquisire un rarissimo item virtuale in un MMORPG da rivendere a terzi, il film ci porta in un chiaro clone di Tik Tok, Youtube e del defunto Vine, dove Ralph viene fatto diventare la stella di una miriade di video virali al fine di guadagnare visualizzazioni e, di conseguenza, soldi. La glorificazione di un mondo tanto controverso in un film per bambini mi ha fatto storcere il naso. In primis perché si tratta dell’esplicità volontà di sfruttare la popolarità di questo genere di contenuti, ed in secundis poiché si tratta spesso di contenuti falsi, creati in massa solo per il potere che esercitano sugli spettatori più giovani. Mettere questo fenomeno in prima linea, ponendolo in un’ottica fortemente positiva dal punto di vista economico, non fa che rinforzare l’idea che si tratti di qualcosa di ben voluto ed apprezzato dalla maggior parte di chi naviga in internet. Di fatto, una bugia.

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Fortunatamente, il film si riprende in un terzo atto che mette in primo piano l’amicizia tra Ralph e Vanellope. Durante il film, si può avere di tanto in tanto l’impressione che Ralph sia man mano più ossessivo nei confronti della sua migliore amica. Trattandosi di un film per bambini, ho scansato l’idea, definendola solo come un fraintendimento, al massimo una svista degli sceneggiatori. Soprendentemente, il film diventa di tratto più cupo ed affronta il problema di petto, spingendo Ralph a scontrarsi con i suoi demoni, sia sul piano fisico che mentale. Ciò che ne esce fuori è una risoluzione sorprendentemente matura per il film in questione, che termina il film su una nota agrodolce ma profondamente sincera. Si tratta di qualcosa che, magari, non verrà pienamente colto dagli spettatori più giovani (che riusciranno comunque a capire, a grandi linee, il messaggio generale), ma capace di parlare chiaro ai più grandi sui pericoli di una amicizia malsana, o addirittura abusiva.

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Che dire, Ralph Spacca Internet mi ha sorpreso. Come nel primo capitolo, così come in Zootropolis, Phil Johnston e Rich Moore hanno dimostrato di saper muovere l’animazione Disney in territori nuovi ed inaspettati. Se in Zootropolis era la trama da thriller sociale a prendere alla sprovvista gli spettatori, qui si tratta di un’accurata analisi dell’amicizia in una luce diversa da quanto già visto innumerevoli volte finora. Aggiungiamo a ciò un cast di personaggi carismatici, art-design accattivante e ben studiato ed un’ironia rivolta a tutti e capace di spingersi nel rischioso territorio del meta-umorismo, ed ecco che abbiamo una piccola chicca per iniziare questo 2019.

Mite ragazzo di classe ‘96, appassionato di lunga data di gaming, si dimostra un precursore quando, nel lontano 2000, viene trovato a strisciare le carte di credito dei genitori sulla PsOne per comprare un migliaio di gemme su Spyro 2. A questo incontrastato e patologico amore per le microtransazioni, si affianca l’amore per il cinema d’autore. In nome di questa passione, si imbarca in un viaggio mistico fra India, Nilo e Miami alla ricerca della vera essenza dei Cinepanettoni: è qui che, ispirato dalle note di Scatman, decide che la missione della sua vita sarà quella di scrivere il film che riunirà Boldi e De Sica. Fino ad allora, l’entusiasmo del lavoro in Fr4med sarà solo la maschera che nasconde il profondo trauma per questa atroce separazione. AGGIORNAMENTO: Dopo la spontanea riappacificazione di Boldi e De Sica, vive una profonda crisi mistico-spirituale. Arriva quindi a definirsi “profeta”, abbracciando lo stile di vita da eremita. Se lo cercate, lo troverete in una remota grotta, mentre si nutre solo di muschio e condensa ed estorcendo la modica cifra di 500€ ad ogni visitatore per delle infondate e truffaldine previsioni del Superenalotto.