Panini Comics: Iron Man #1 – Noi siamo Iron Man | Recensione

I rilanci nelle major americane sono all’ordine del giorno ormai. Si predilige un tipo di fumetto dagli archi narrativi più corti, che possa sempre fornire un “punto d’inizio per nuovi lettori“, rendendo le testate accessibili in qualsiasi momento per chiunque voglia avvicinarsi ai personaggi più famosi del fumetto americano. Negli ultimi anni la Marvel ha risentito maggiormente di questo aspetto, con rilanci quasi annuali, come i classici crossover e megaeventi che arrivano a sconvolgere lo status quo narrativo. Ciononostante il Fresh Start, per quanto sia un ennesimo rilancio delle varie testate -con le dovute eccezioni- ed un’ennesima ripartenza per moltissimi personaggi, è figlio di un importante cambiamento tra le fila della casa editrice.

Il Fresh Start coincide infatti con il cambio di guida tra le fila della Marvel: si parla della figura più importante della casa editrice, l’editor-in-chief. Che la Casa delle Idee avesse bisogno di una nuova guida, sopratutto alla luce dei cali di vendite, era chiaro ed è stato così che Alex Alonso ha lasciato il posto al talent scout C.B. Celbuski. Gli stralci del Legacy, ultimo progetto dell’era Alonso che si poneva l’obiettivo di far incontrare passato e presente della major, sono stati risolti velocemente, per lasciare spazio al primo vero progetto del nuovo editor, che attualmente possiamo trovare nelle nostre fumetterie ed edicole, a soli quattro mesi dalla pubblicazione in America, grazie ad una sempre più produttiva Panini Comics.

Il Fresh Start si è rivelato il rilancio dei grandi cambiamenti. Con questo “Nuovo Inizio” si sono concretizzati alcuni tra i cambiamenti più importanti nei team artistici delle principali testate visti negli ultimi anni, abbiamo visto Dan Slott abbandonare il tessiragnatele dopo un decennio di vero e proprio monopolio, passando per il ritorno dei Fantastici Quattro, sempre ad opera dello stesso autore, fino al rilancio degli Avengers, ora in mano alla punta di diamante Jason Aaron. Slott, tra tutti, è stato uno degli autori più indaffarati in questo Fresh Start, la conclusione della sua lunghissima run su Spider-Man ha suscitato pareri contrastanti -sopratutto alla luce del suo successore, Nick Spencer- e lo ha visto spostarsi su altre due importanti serie, i F4, come precedentemente detto ed Iron Man.

Ed è proprio dell’Uomo di Ferro che ci ritroviamo a parlare oggi.

Iron Man

Partiamo da un assunto molto semplice: scrivere Iron Man non è facile. La popolarità di Tony Stark al cinema è inversamente proporzionale alla qualità delle sue storie a fumetti. Nessuno è mai riuscito ad eccellere scrivendo il multimiliardario dall’armatura rossa ed oro, nemmeno Warren Ellis con Extremis, che, nonostante tutto, rimane una delle storie più interessanti sul personaggio, anche grazie all’eccellente lavoro di Adi Granov. Un compito arduo, quindi, quello affidato a Slott, anche in questo caso affiancato da un eccellente disegnatore nostrano, quale Valerio Schiti. Slott gioca il tutto per tutto sin dal primo numero, nel tentativo di proporre una storia accattivante, che, tuttavia, sottolinei proprio gli aspetti più negativi -e che in tanti anni ne hanno minato le storie- del personaggio.

Antipatico, folle, cinico e geniale, questo è Tony Stark. La creazione di Stan Lee, nata più come una scommessa, viene sviscerata nel “suo peggio” da Slott sin dalle prime quattro pagine, tuttavia, il lavoro sul lungo termine -e per lungo termine intendiamo le 24 pagine dello spillato monografico- sembra voler proporre uno spunto interessante. Iron Man, che ha sempre rappresentato l’esaltazione del singolo e l’ego smisurato di un magnate dell’industria come Stark, viene ricontestualizzato in una nuova visione che non punta più a raccontare il solo ma la moltitudine. Ciò che Slott cerca di fare è spostare il focus: Stark rimane al centro della storia, ovviamente, ciononostante Iron Man non è solamente lui. La Stark Unlimited rappresenta Iron Man ed ogni membro che vi lavora ha la stessa importanza di StarkDan Slott sembra voler accantonare il protagonismo indissolubilmente legato alla figura di Tony per una narrazione dal più ampio respiro e, sotto molti punti di vista, corale.

Stando a quanto affermato dallo stesso Schiti alla nostra redazione durante una recente intervista, l’idea alla base della run di Slott è proprio questa. L’autore, come nel caso di Spider-Man, sembra avere progetti a lungo termine per il personaggio, con in serbo almeno due anni di storie già pianificate.

L’idea di base è quella di spostare l’attenzione non soltanto sull’armatura ma su una comunità, di conseguenza Iron Man non è semplicemente Iron Man ma Tony Stark e tutta la Stark Unlimited, la società che gestisce. C’è un teamwork, un vero e proprio lavoro di squadra, di conseguenza l’armatura perde un po’ d’importanza. In tal modo, in ogni numero, potremo vedere una o più armature diverse.

Iron Man

Con queste parole Valerio Schiti riassume perfettamente l’intero primo numero della nuova serie dedicata al personaggio. Slott narra del team dietro la Stark Unlimited, sottolineando l’importanza che questa ha ed avrà nelle vittorie di Iron Man. Queste prime 24 pagine ruotano proprio intorno a tale concetto. Nel primo numero vediamo infatti Stark annettere nella propria società quella di un vecchio concorrente, per poi scontrarsi con Fin Fang Foom. Grazie al team che opera dietro Iron Man, al fianco di Stark, le armature perdono progressivamente d’importanza, permettendo, paradossalmente, una varietà ancora più ampia di quest’ultime nelle storie.

Dal punto di vista grafico il lavoro di Valerio Schiti è semplicemente maiuscolo. La battaglia con Fin Fang Foom permette all’autore di sbizzarrirsi, dando vita ad un vero e proprio scontro in pieno stile kaiju eiga, con tanto di inserimento del Fin Fang Foom Buster. Nella seconda parte del numero le pagine sono stracolme di azione al cardiopalma e con continue iniezioni di adrenalina. Anche il tipo di griglia scelto è audace, optando ripetutamente per una double spread costruita su grandi vignette verticali od orizzontali, colme di dettagli. 

In definitiva il primo numero di Iron Man, dal titolo più che profetico, riesce a restituire a pieno l’idea di fondo di Dan Slott, con uno Stark sempre tremendamente difficile da digerire ma, forse, più umano, abbastanza da essere disposto a fare un passo indietro, lasciando spazio all’insieme piuttosto che al singolo. La serie ha tutti i presupposti per rivelarsi molto interessante, sia dal punto di vista narrativo che -e sopratutto- grafico. Una buona partenza che continueremo ad osservare con curiosità.

Iron Man

Classe ’95, ternano. Fondatore e redattore di Fr4med. Finisce per incastrasi, sin da piccolissimo, in un vortice fatto di musica rock, fumetti, libri e film. Si immola per la patria intraprendendo il cammino degli studi classici da cui viene cambiato nella mente e nel corpo… almeno così dice. Saccente, indisponente e presuntuoso sembra abbia anche dei difetti, di cui, tuttavia, nessuno risulta essere a conoscenza. Ha scritto per Metallized e Geek Area.