Confession Tapes: Tony Sandoval – Le forme oscure dell’acqua

Durante la passata edizione di Lucca Comics & Games, grazie a Tunué abbiamo avuto la possibilità di intervistare Tony Sandoval. L’artista, originario di Esperanza, Messico, si è avvicinato al fumetto dopo alcune esperienze nella grafica e nel design. Ha vissuto a Barcellona, Berlino e Parigi. I suoi mondi oscuri e onirici, caratterizzati da chine e acquarelli, hanno conquistato i lettori italiani grazie a graphic novel come Doomboy, Nocturno e Watersnakes



Tony, ti ringraziamo di essere nostro ospite, per noi è un onore averti qui. Prima di tutto, come ti sembra questa edizione del Lucca Comics & Games ? Ormai sei un ospite abituale.

Prima di tutto grazie per l’intervista! Amo venire qui, ormai è una tradizione, per così dire. Mi piace stare insieme al team, sono persone fantastiche, e mi piacere vedere tutta la passione che la gente qui dimostra per i fumetti. Un’altra cosa che mi piace è incontrare tanti amici da diverse parti del mondo come Paco [Roca] che viene dalla Spagna o Ken [Niimura] che viene dal Giappone, questo è grandioso.

Come se foste una specie di famiglia e vi riuniste ogni anno.

Esatto! Ho incontrato Ken per la prima volta a Parigi, prima di venire qui a Lucca, perché  un paio di settimane fa avevo organizzato un drink and draw in un bar, e si erano presentate circa cinquanta persone tra cui Ken.  Ci siamo divertiti un sacco. Tornando alla domanda di prima, sì, sono molto felice di incontrare i miei amici e di vedere il festival. Compro sempre un sacco di nuovi libri, amo scoprire nuovi artisti.

Qualche mese fa, a Giugno, eri impegnato in un tour nelle città di Milano, Roma e Salerno per presentare la tua mostra personale. Alla luce di questa esperienza e secondo la tua opinione personale, ti sembra che il fumetto stia ottenendo una nuova dignità tra le arti?

Beh, sai questo è soprattutto merito dei film delle Marvel Industries, da quando l’industria cinematografica ha iniziato a investire, anche i fumetti hanno ottenuto un nuovo prestigio.  Ma l’interesse non è limitato solo al cinema: vedo tantissimi festival che spuntano ovunque e anche scuole di fumetto. Molte persone oggi studiano i comics, anche tantissime ragazze (seguo e compro i lavori di molte artiste, ho lavorato con Grazia [La Padula] e non vedo una differenza rispetto ai loro colleghi; è un po’ come per la musica, mi piace quello che mi piace a prescindere da chi la fa). Alle volte, però, è divertente andare nelle scuole di fumetto  e vedere quanta disparità c’è: credo che l’80% degli studenti siano ragazze! È fantastico, c’è stata come un’esplosione.  E poi c’è un altro fatto. Io ho combattuto fin da quando ho memoria per i graphic novel, perché li amo, e finalmente ora se ne parla. I fumetti supereroistici, così pieni di testosterone, con questi uomini muscolosi in calzamaglia sono un po’ strani [ride]. La cosa divertente è che ora le ragazze ora le ragazze li leggono grazie ai film, credo.  Una mia amica messicana molto friki [esp. idiom. per nerd] e io vivevamo a Barcellona e siamo andati a vedere Thor con un amico di lei, e c’è un momento in cui l’attore si toglie la maglietta e lei rimane a bocca aperta [ride]. È forte che le ragazze si avvicinino a questo tipo di fumetti, come anche che i ragazzi si possano avvicinare a letture che verrebbero considerate da ragazze.

E quando pensi a ai tuoi lettori, come te li immagini? A che tipo di persona pensi quando scrivi o disegni?

Sono i migliori [ride]! Penso a qualcuno che ama le storie, le atmosfere. In realtà faccio libri che io stesso vorrei comprare, quindi quando incontro i miei lettori penso che potrebbero essere miei amici perché ci piacciono le stesse cose. Mi piacciono perché con loro posso avere una conversazione vera e piacevole. Anche se non ho pubblicato nuovi libri, o anche se li hanno già tutti, molti di loro passano anche solo per salutare, è bellissimo.

Una cosa bella delle arti è che connettono non solo le persone, ma anche i ricordi. In Nocturno, come in molti altri tuoi lavori la musica sembra assumere questa particolare capacità (e alle volte nascondi addirittura dei versi tra un frame e l’altro).  In che modo la musica può rendere la lettura ancor più evocativa?

Una volta ho sentito dire che la musica è solo una raccolta di silenzi, e nei fumetti è proprio lì quello che ti colpisce, nell’intervallo tra le vignette, tra una tavola e l’altra, lì si crea la vera connessione con il pubblico. Lì trovi il tuo posto e questo è quello che io posso darti. In musica è la stessa cosa, prendi brani come The sound of Silence o Wish you were here, comunicheranno a tutti qualcosa di diverso, una sensazione diversa. Ti faranno ricordare certi momenti o una certa persona, mentre io ricorderò qualcos’altro. Si possono creare connessioni differenti e proprio questa è la parte migliore di questo lavoro. Dicono che ogni testa è un universo e la cosa più bella è poter tirar fuori qualcosa da lì dentro e potertela mostrare per com’è, cosicché tu possa farla tua.

Se dovessi pensare a una playlist da ascoltare durante la lettura dei tuoi lavori, quali brani o artisti sceglieresti?

Non lo so, dipende. Per esempio, quando leggo non ascolto nulla, sarebbe come ascoltare due persone che mi piacciono molto parlare contemporaneamente. Quando lavoro, invece, posso ascoltare della musica perché è un’azione più meccanica per me. È la mano che lavora e fa quello che vuole, e io la seguo e basta. Però ho una playlist mattutina molto precisa: ascolto tutto l’album Shadows of the Sun degli Ulver, poi mi piace ascoltare i Tiamat, in particolare Phantasma Deluxe e Wildhoney.

Un’altra caratteristica ricorrente delle tue opere è la presenza di protagonisti adolescenti o comunque molto giovani, che reagiscono a quello che si trovano di fronte con delle forti reazioni emotive. Come fa un artista, dopo molti anni a mantenere vivo quello stesso fuoco?

Colleziono momenti e li custodisco per molto tempo, alcuni non li ho ancora raccontati. In un certo senso, anche ora che sono “vecchio” posso tornare indietro a quei precisi momenti e ricordare tutte le cose stupide che facevo, mi capitano delle cose che mi fanno pensare a storie che mai e poi mai avrei immaginato, me le appunto e quando ho bisogno di questi “souvenir” devo solo ripensarci. Ieri parlavo con Paco Roca proprio di questo. Paco è diverso, ma facciamo tutti e due lo stesso lavoro, anche se lui ha moltissima esperienza.  Gli ho raccontato che più o meno due o tre settimane fa sono “scappato” dalla mia vita: ho preso un treno per Ginevra e mi sono preso una settimana di fuga (la settimana dopo avrei avuto un altro festival di fumetti a Saint-Étienne). Non c’era nulla di programmato, nessun piano, ne ho approfittato per vedere alcuni amici, mi ero portato tutto il necessario per lavorare ero in ritardo con le scadenze e avevo molto da fare, ma ero completamente libero.

Ne sentivi il bisogno.

Esatto. Sono finito a bere con degli sconosciuti in una città che non conoscevo, ho incontrato ragazze bellissime, ho comprato un sacco di cose. Dopo questa settimana, ho ripreso a scrivere perche ero vivo, questa volta è stato facile riprendere la vita di sempre perché si è trattato di una sola settimana, prima mi capitava di “perdermi” anche per un mese. Di tutto quello che mi capita prendo nota, per mantenere il fuoco devo solo vivere, come diceva Hemingway: se vuoi essere uno scrittore devi fare molte esperienze.

In molte delle tue opere  incontriamo creature soprannaturali o veri e propri mostri. Visto che hai passato la notte di Halloween qui, vorrei chiederti: quali sono i mostri (anche metaforici) che ti spaventano di più nella vita reale?

Una volta ho incontrato una ragazza che mi piaceva davvero molto ed ero spaventatissimo [ride]! In realtà vedo la paura più come una sensazione corporea: quando stavo per finire Watersnakes lavoravo anche quindici ore al giorno e ho cominciato a provare sensazioni che non avevo mai provato a sentirmi malato e a pensare al peggio, perché non sapevo cosa avessi. Poi sono andato da un dottore che mi ha detto di prendere delle vitamine, di andare in vacanza e di smettere di bere come un pazzo! Gli ho dato ascolto e tutto è andato per il meglio, ma devo dire che è stato davvero spaventoso perché non riuscivo a dormire e stavo soffrendo fisicamente. Ero un casino.

Nei tuoi libri esprimi un legame profondo con l’acqua. Vuoi parlarci del tuo rapporto con questo elemento?

La adoro. All’acqua è legato uno dei ricordi più belli della mia infanzia: da piccolo amavo osservare i girini e gli insetti, ero uno di quei tipici ragazzini che sollevano le rocce per vedere cosa c’è sotto, potevo passarci ore. Sono cresciuto in una fattoria, nei campi. Non avevo mai visto il mare ma avevamo i canali d’irrigazione e un lago artificiale in cui andavamo a nuotare. Grazie a quei canali, quei rivoli, c’era sempre un po’ d’acqua dovunque andassi e io adoravo seguirli e osservarli. L’acqua è caratterizzata dalla trasparenza e dal movimento, per questo i miei personaggi hanno lunghi capelli fluenti, è il movimento ciò che mi piace disegnare: le cose fluide, organiche, questo è il motivo per cui disegno lingue, denti, occhi, mani.

Appuntamento a Phoenix si discosta dal resto della tua produzione in quanto racconto autobiografico. È più difficile scrivere una storia totalmente inventata e ricca di elementi fantastici oppure mettere sé stessi in un fumetto?

Con Appuntamento a Phoenix sono uscito dalla mia comfort zone e naturalmente è stato difficile, soprattutto perché si tratta di una storia vecchia che è successa almeno diciotto anni fa e ha richiesto un grande sforzo di memoria. Non avevo annotazioni di quella storia e dopo non ho messo su carta nulla al riguardo, quindi ho fatto tutto a memoria. Ho anche guardato molti documentari per capire cosa stava succedendo e ho persino studiato l’economia del Messico in quegli anni perché era importante per la storia. Non ho messo tutto, ma mi è piaciuto fare tutte queste ricerche, magari ne farò altre [ride]! È stato difficile anche perché non mi piace mettermi in primo piano, ma sentivo di doverlo fare. 

Qui in Italia non abbiamo ancora letto Futura Nostalgia, una serie pubblicata da Muertito Press. Come la presenteresti senza fare spoiler?

È una serie in sei volumi, non so in che formato verrà pubblicata in Italia, e al momento sono al lavoro sul numero quattro. Mi sta uccidendo, ci sto diventando matto. È diversa perche uso lo humour, uno humour un po’ sporco, e parla della fine del mondo… as we know it [ride]! C’è molta metafisica ed è più vicino alla fantascienza. Avevo questa idea di fondere tutti i miei lavori, i miei universi e tutti i miei fumetti e l’ho fatto. Credo che quando avrò finito, farò qualcosa di completamente diverso.

Un’ultima  domanda: ultimamente hai pubblicato su Facebook alcuni disegni che ritraggono un ragazzo con dei grandi occhiali rotondi. Puoi dirci qualcosa di più su d lui? È il personaggio di una nuova storia?

Ho fatto quelle illustrazioni per un festival nel sud della Francia, a cui vado da ormai undici anni e ogni tanto pubblicano dei piccoli libri di anteprime e io li amo davvero tantissimo. Credo che mi piacerebbe usare quel personaggio in un piccolo libro in bianco e nero, non in commercio o autoprodurlo. Non ha ancora un nome, nulla. In realtà quelle pagine le ho disegnate mentre ero a Roma per il tour della mia mostra, ho passato una bellissima giornata in una caffetteria a disegnare. La cosa bella degli italiani è che quando ti conoscono, sei subito a casa. Mi lasciavano disegnare tutto il tempo che volevo, si sedevano e mi facevano domande, ma senza importunarmi. In effetti non so ancora cosa fare con questo personaggio perché ho talmente tante cose da fare che penso di essere già nei guai! Adoro avere addosso questa piccola pressione, delle persone che aspettano le storie, è qualcosa che non avrei mai sognato, è grandioso.

Classe '92, redattrice. Si avvicina al giornalismo a quindici anni perché è la professione prediletta dei supereroi, o almeno di quei pochi che hanno bisogno di lavorare. Dopo gli studi in Lettere e Linguistica, però, comincia a lavorare nel marketing e diventa un temibile villain. Ironia della sorte. Nel tempo libero ascolta prog e gioca a D&D. Ha scritto per: VelletriLife, Civonline, La Provincia, International Tour Film Festival, Geek Area, With Style, Investor Visa Italy