Confession Tapes: Veronica Ciancarini – Messico & Vampiri, un (divertente) canto sanguinolento

Durante il Lucca Comics & Games la redazione ha avuto modo di intervistare gli autori più disparati, da Ryan Ottley a Cory Walker, passando per Declan Shalvey. Oltre ad alcuni degli artisti più importanti del panorama americano, abbiamo avuto la possibilità fare qualche chiacchierata anche con importanti autori dell’attuale panorama italiano. In questo caso parliamo di un’esordiente che sembra possa avere un futuro molto promettente: Veronica Ciancarini, autrice di Bleeding Mariachi, nuovo volume della collana “BD Next”. Il titolo è un esordio ottimo che mescola horror, dark comedy e dramma in un unicum dal gusto personale, estremamente piacevole. Nell’intervista abbiamo avuto modo di parlare degli aspetti più disparati del titolo, partendo da cosa rappresenti per l’autrice, fino ad arrivare alle scelte cromatiche e alle influenze.

Veronica Ciancarini

Ciao Veronica, benvenuta su Fr4med! Ti ringraziamo per il tempo che ci stai dedicando durante una sessione di firme e sketch. Sei qui a presentare il tuo esordio, Bleeding Mariachi, cosa puoi dirci su questo tuo lavoro e come lo introdurresti ad un possibile nuovo lettore?

Allora, Bleeding Mariachi è un fumetto che nasce dall’esigenza di dare vita ad un personaggio. Il personaggio della vampira è nato in realtà nel 2015 e quando mi è stata data l’occasione di presentare un progetto ad Edizioni BD ho dovuto scegliere tra vari personaggi… dovevo capire a chi stravolgere lo status quo. Tra i vari ho scelto quello accompagnato da lei, nonché protagonista della storia, Sus, che all’epoca aveva le fattezze di mio cugino tra l’altro (risate nda).

Reference importanti!

Assolutamente si, lui va molto fiero di questa cosa (risate nda). Nel design poi è completamente cambiato, però la matrice è quella. Ho preso questo personaggio e gli ho stravolto la vita, se vogliamo, per raccontare una storia. Il mio obiettivo era arrivare ad un tipo di coinvolgimento che, almeno per quanto mi riguarda -non ho pretese nei confronti dei lettori in questo-, potesse restituirmi quanto provato da me quando, da piccola, guardavo i film d’animazione. Uno che è stato di grande ispirazione per questo fumetto è La Strada per El Dorado, ma anche la produzione di Tim Burton è stata un’influenza enorme per quanto mi riguarda.

Credo che la definizione “a metà tra Tim Burton ed El Dorado” sia davvero molto calzante.

È esattamente come lo definirei! La Strada per El Dorado, insieme poi a Frida Kahlo, che ho scoperto molto più tardi -all’università, per punizione tra l’altro, in quanto non ero andata a vedere la mostra al Vittoriano- mi hanno portata in Messico. Invece, per quanto riguarda la tematica vampiri e quella horror, è un qualcosa che mi porto dietro sin da piccolissima… ero quel tipo di bambina inquietante (risate nda). Nel fare il fumetto ho capito che avrei dovuto fare qualcosa che piacesse a me in primis, per questo ho unito le cose che in quel momento mi facevano impazzire di più, ovvero il Messico ed i vampiri… per vedere cosa ne potesse uscir fuori.

Veronica Ciancarini

Ricollegandoci a quello che hai appena detto: il tema vampiri, nel 2018, è un qualcosa di fortemente abusato. È stato proposto in ogni salsa, finendo per diventare una macchietta sotto molti aspetti. Il modo in cui tu lo hai proposto è, invece, molto interessante, in quanto hai approcciato un lato maggiormente comico della vicenda -almeno fino ad un certo punto della narrazione- lasciando la punta di horror necessaria per poter parlare correttamente dei vampiri ed anche il dramma di una storia che comunque parla di perdita. Com’è stato approcciarsi a questa tematica e rimescolarla per proporre al pubblico una soluzione differente, che potesse funzionare, come effettivamente è riuscita a fare?

Innanzitutto ti ringrazio per questo commento, ci tenevo. È stato un esperimento su me stessa. Sembra molto egoistico da dire, ma in realtà tutto quello che ho fatto per il fumetto l’ho fatto per me. “Cosa funziona per te, Veronica?”. Sostanzialmente era il mio esordio, per cui era il momento in cui potevo sperimentare e ci tenevo che fosse qualcosa che piacesse innanzitutto a me. Io sono appassionata di romanzi gotici, quelli che venivano definiti Penny Dreadful, storie di vampiri, ecc. Quello è il tipo di vampiro che a me piace, allo stesso tempo però sono molto legata alla mia infanzia, quindi volevo creare un tipo di vampiro che avesse le caratteristiche classiche ma che potesse essere approcciato da un pubblico che va dagli undici anni in su. L’obbiettivo era quello, rendere amichevole, per quanto possibile, questa figura ed allo stesso tempo mantenere quel tipo di vibe del vampiro classico di quei racconti. Ho provato a fare questo, è stato un lavoro “work in progress” diciamo, non c’è stata una formula scritta e precisa per il fumetto, potremmo dire che andiamo a sentimento ed alla fine pare abbia funzionato.

Un’altra cosa molto importante all’interno del volume è il setting, quindi il Messico e tutto ciò di cui tratta la cultura messicana, sia dal punto di vista esoterico che religioso. Com’è stato lavorare sull’approfondimento per riportare fedelmente quelle che sono delle mitologie così distanti rispetto alla concezione che possiamo avere nel nostro paese?

Viene comunque dal fatto che io volessi raccontare una storia di vampiri e volessi ambientarla in Messico. Se devo pensare al Messico ed ai vampiri penso al sangue, i riti di sangue e di conseguenza ai Maya. Da lì è nata una ricerca per quanto riguarda il folklore messicano e la storia antica del Messico, questo per quanto riguarda i Maya. La parte Azteca l’ho un po’ lasciata da parte perché ci si va ad infilare in altri vie, quindi ho puntato sui Maya che sono anche quelli che ci sono in El Dorado, per dire. Ho voluto trovare questo connubio “vampiro-messico” ed è sfociato nel folklore e nella storia antica. Nella ricerca mi è stato d’aiuto il fatto che ho fatto scenografia, lì mi è stata insegnata l’importanza della ricerca iconografica, per cui la prima cosa che ho fatto quando ho iniziato a lavorare sul fumetto è stato cercare immagini, libri. Avevo costantemente una bibbia di arte messicana di fianco a me mentre disegnavo, ho citato delle opere di dubbia bellezza, ma che mi hanno colpito, anche all’interno del volume, quindi ho fatto uno studio di questo tipo. Comunque ho fatto il liceo artistico e studiato scenografia, quindi ero conscia del tipo di ricerca da compiere nella storia dell’arte e nella storia in generale. È stato un lavoro fatto sulle immagini e sul tipo di arte presente in quell’antichità che poi mi ha portato a scoprire degli elementi sulla storia dell’epoca che ho potuto inserire nel fumetto.

Veronica Ciancarini

Hai appena accennavo un fatto di cui volevo parlare: questo è il tuo esordio e ad oggi ti ritrovi ad essere pubblicata da Edizioni BD. Quale è stata la tua formazione, che in parte hai già illustrato, e come ti ha portato a questa Lucca Comics con il libro in presentazione?

In realtà è stato tutto un caso! Per quanto riguarda la formazione, ho fatto il liceo artistico con indirizzo pittorico ed ho studiato Scenografia -sto ancora studiando Scenografia- all’Accademia di Belle Arti di Roma e per molte cose è stato utile. Sono sempre stata un disastro in disegno geometrico e non so precisamente perché mi sono iscritta a Scenografia, probabilmente perché volevo fare anche la performer di musical, però alla fine mi è stato utile visto che in un fumetto ci vogliono scenari e prospettiva. È stata una faticaccia ma è servita. Per quanto riguarda il modo in cui disegno i personaggi, è una cosa che mi sono portata dietro negli anni pian piano, non ho fatto scuole di fumetto o cose del genere, quindi è qualcosa che condividevo sui social per piacere personale ed io per prima non ci credevo più di tanto. È stato un collega, Maurizio Rosenzweig, a spronarmi. Mi seguiva su Instagram e mi ha spinto a proporre le mie cose. Fino a quel momento non credevo che qualcuno mi avrebbe mai pubblicato, da lì in poi mi sono messa sotto.

Indubbiamente quando un’artista come Maurizio ti consiglia di pubblicare il tuo materiale è un grande segnale!

Esattamente! È diverso rispetto agli amici e alla famiglia. Anche se vi possono essere persone che hanno occhio critico, in cuor tuo non sai mai se sei veramente pronto. Se te lo dice un professionista cominci a crederci un pochino di più perché per me, finché il libro non è uscito, poteva andare tutto all’aria da un momento all’altro (ride nda). Mi sono impegnata al 200% perché volevo fare un lavoro ineccepibile sotto ogni aspetto però non riuscivo a crederci, ci voleva qualcuno che credesse in me nell’ambito professionale. Questo è stato importante ed è proprio per tale motivo è uno dei primi ad essere ringraziati nel volume, se non fosse stato per lui questo lavoro non esisterebbe.

Veronica Ciancarini

Una domanda riguardante la scelta cromatica: il volume si basa su una palette di colori abbastanza atipica, rosso, nero e bianco. Come mai questa scelta? È dovuta al richiamo del tema (del sangue nda) o c’è una differente motivazione dietro?

Doppia risposta! Per quanto riguarda il tema, è così, perché comunque si parla molto di sangue e l’ispirazione è nata dal sangue, per cui era importante che il rosso ci fosse. Al secondo anno di scenografia abbiamo fatto “Dracula – Il Musical” e nel ricercare delle soluzioni cromatiche, studiando anche Edward Gorey -una mia grandissima influenza-, ho trovato questa soluzione della bicromia. Provai con rosso e nero e già all’epoca mi stavo affezionando a questa soluzione. Quando è stato il momento di fare il fumetto, la cui lavorazione è ovviamente diversa rispetto ad un bozzetto di scenografia, è stata anche un’esigenza dovuta al fatto che io non sono una colorista e non ho mai studiato metodi di colorazione, per cui dovevo trovare un modo di colorare il fumetto che per me fosse efficiente, con un impatto che avesse senso con la storia e che non mi facesse impazzire eccessivamente. Con il senno di poi sono comunque impazzita perché fare un fumetto con le sue profondità e le sue ombre con solo tre colori… non è stato facile! Dal mio punto di vista, un anno fa, credevo che utilizzare solo tre colori avrebbe facilitato le cose… e invece! È stato comunque un bell’esperimento.

Ultima domanda: vorrei parlare di influenze. Leggendo il volume ho ritrovato delle influenze di Brian O’Malley. Si tratta solamente di una mia impressione? Più in generale, quali sono gli autori che ti hanno formato nel corso degli anni e che ti hanno maggiormente ispirato?

Come tipo di disegno non sono una sua fan (di Brian O’Malley nda). Non che non mi piaccia, adoro Scott Pilgrim ed il mio ragazzo è un fan dei fumetti e del film, però non è stato una mia grande influenza, in quanto le ricerco nel tipo di genere che piace a me, come il macabro. Prima ti ho detto Edward Gorey, che è stato un grandissimo illustratore e ha lavorato moltissimo con i vampiri, quindi ha avuto un grande impatto, ma è stato molto importante anche Glen Keane, animatore della Disney -che conobbi, in realtà, quando uscì Rapunzel- e grazie ad alcuni bozzetti mi sono innamorata del suo modo di disegnare. Poi c’è  anche Don Bluth sempre parlando di esteri. Se devo pensare ad alcune influenze nel panorama italiano direi Ilaria Catalani, che adesso è anche una mia collega, oltre che concittadina e ne sono molto onorata, Isabella Marzanti -che ha fatto un bellissimo volume su Carmilla utilizzando questi stessi colori, però con la matita- e, tornando agli esteri, sicuramente Mike Mignola. Ho cercato di “rubare” dal suo modo di inchiostrare ma non è facile rubare a Mignola (risate nda)… cominci subito a somigliargli, quindi ho dovuto prendere piccolissime cose. Queste sono state le mie influenze. Ah, anche Tim Burton per quanto riguarda proprio i disegni. Ho visto la mostra a Parigi e lui ha avuto un grosso impatto su di me, più come artista che come regista. Poi non saprei, perché sono cresciuta più con l’animazione che con i fumetti, ti posso citare quindi El Dorado, L’Isola del Tesoro, Atlantis -dove ha messo mano Mike Mignola-… per cui si tratta sempre della stessa gente.

Perfetto Veronica, ti ringrazio moltissimo per la disponibilità e gentilezza. È stato un vero piacere poter fare questa piacevole chiacchierata con te e complimenti ancora per Bleeding Mariachi!

Grazie mille a te!

Veronica Ciancarini

Classe ’95, ternano. Fondatore e redattore di Fr4med. Finisce per incastrasi, sin da piccolissimo, in un vortice fatto di musica rock, fumetti, libri e film. Si immola per la patria intraprendendo il cammino degli studi classici da cui viene cambiato nella mente e nel corpo… almeno così dice. Saccente, indisponente e presuntuoso sembra abbia anche dei difetti, di cui, tuttavia, nessuno risulta essere a conoscenza. Ha scritto per Metallized e Geek Area.