HOT SHOTS S01E02: Droga, Pupù e Frozen Yogurt

Quante volte capita di uscire dal cinema e voler parlare assolutamente di quel film con qualcuno? Stesso discorso per le serie tv. Tutti noi abbiamo delle sensazioni a caldo da voler esprimere non appena terminiamo la visione di un prodotto. La rubrica HOT SHOTS vuole proprio raccogliere queste impressioni (in questo caso del sottoscritto), fornendovi un feedback ancora più immediato. Vista la difficoltà di star dietro a tutto il materiale che quotidianamente ci viene messo davanti agli occhi e la mancanza di tempo che non ci concede di leggerci una di quelle bellissime e lunghe recensioni, HOT SHOTS vuole essere una soluzione per una copertura più completa (non per questo più superficiale) del nostro catalogo cinematografico e televisivo. Per cui, ogni qualvolta ne avrò occasione, sfornerò i miei commenti su un determinato film o serie tv recentemente visti. Così, tanto per farsi una chiacchierata. Io mi divertirò a fornire una rapidissima e leggera analisi del prodotto, voi potrete scegliere se seguire i miei consigli o meno. 

Negli episodi precedenti: ATYPICAL

Droga, Pupù e Frozen Yogurt

 

OZARK (2 STAGIONI). 20 episodi. Durata: 50-60 minuti. Genere: Drammatico

Giunta alla sua seconda stagione (e confermata per la terza), la serie che vede Jason Bateman nel ruolo da protagonista continua a rimanere ingiustamente celata a molti spettatori. OZARK, nonostante la durata impegnativa degli episodi, scorre sempre piacevolmente tra i classici drammi famigliari che possono intercorrere se si lavora per un cartello messicano. 

Nonostante la droga si sia impossessata di numerosi prodotti Netflix, in questa serie non rappresenta il focus principale. Tolto il diretto coinvolgimento di Martin (Bateman), infatti, c’è grande spazio per il confronto con tutti gli altri membri del cast, ciascuno con il suo obiettivo. In particolare i personaggi di Wendy Byrde (Laura Linney) e Ruth Langmore (Julia Garner), nella seconda stagione subiscono un’evoluzione decisamente interessante che le fa reggere praticamente da sole l’intera stagione. Bateman esce dalle sue commedie e ci regala un personaggio sempre più complesso ed imprevedibile. Sicuro di sè ed allo stesso tempo in preda al panico per una situazione che potrebbe facilmente degenerare in una strage. 

La fotografia è un elemento troppo presente per non essere notato e non aggiungersi ai motivi che potrebbero consigliare questa esperienza.

Da mettere in lista. Superata la prima puntata si può entrare in un inspiegabile bisogno di volerne sapere di più.

 

THE GOOD PLACE (3 STAGIONI). 39 episodi. Durata: 20-25 minuti Genere: Sit-com, fantasy

La scopro con ritardo (ma neanche troppo) ed é giá una delle serie piú piacevoli e curiose che abbia visto finora. Probabilmente la presenza di Kristen Bell (Veronica Mars) mi influenza un po’, ma rende il prodotto sicuramente più leggero e scorrevole da guardare.

Cosa c’é nell’Aldilá? The Good Place è la risposta tutta personale e neanche troppo lontana dall’immaginario collettivo di Michael Schur. Soffrire le torture piú pittoresche o mangiare frozen yogurt a volontà per il resto dei vostri giorni? Peccato che anche dinanzi ad una scelta cosi netta e selettiva, l’errore sia dietro l’angolo. Un intruso rischia infatti di sconvolgere l’equilibrio dell‘afterlife. Mai una gioia.

Sebbene la serie profumi di sitcom, riesce ad aggiungere una componente fantasy che poi diventerà il vero elemento che probabilmente vi farà venire voglia di godervi tutta la prima stagione disponibile su Netflix. Un cast molto variegato fornirá allo spettatore la possibilità di un confronto continuo tra i personaggi, ugualmente spaesati da una seconda occasione che ancora non comprendono appieno.

Divertente e coloratissima, la prima stagione é un viaggio alla scoperta della nostra seconda vita con un finale dal cliffhanger potentissimo. Sicuramente la inserirei in lista per chi, tra una serie e l’altra, avesse voglia di staccare un pochino il cervello e farsi quattro risate con una trama dagli spunti geniali.

 

GLACÉ (1 STAGIONE). 6 episodi. Durata: 40-50 minuti. Genere: Drammatico, thriller

Per chi ha fame di thriller e di baguette, può godersi i 6 episodi dell’adattamento dell’omonimo romanzo di Bernard Minier. Su Netflix é possibile scalare i Pirenei per giungere all’apice di un caso che inizia con la morte di un cavallo e si ricollega ad uno psicopatico e ad una tragedia avvenuta 15 anni prima.

I francesi amano caricare molto i loro personaggi e qui si nota con un detective piuttosto malandato ed il peso del mondo sulle spalle. Adorano abbondare con le problematiche. Questo lato può piacere o meno ma viene usato piuttosto bene ai fini di una trama sempre più intricata e folleInutile dire quanto i paesaggi montuosi dominino la scena regalando allo spettatore quel silenzio tenebroso, anticipatorio del pericolo più imminente. La presenza di un manicomio nelle vicinanze non aiuta.

Peccato per il finale, troppo netto e asciutto per fornire quella chiave poetica che forse gli sceneggiatori ricercavano.

 

AMERICAN VANDAL (2 STAGIONI). 16 episodi. Durata: 35-40 minuti. Genere: commedia, mockumentary

Mi ritrovo a buttar giù impressioni a poco tempo dalla cancellazione della serie, anche se fortunatamente si vocifera che i produttori siano interessati a vendere il prodotto ad altre reti. In ogni caso è un peccato per Netflix poichè perde uno dei prodotti più interessanti e particolari del suo catalogo.

American Vandal è la serie che non ti aspetti. La inizi a vedere perchè sembra un documentario super serio su un fatto di cronaca nera. In effetti non c’è nulla di più inquietante e misterioso di un anonimo disegnatore di peni o di un seriale dalla dissenteria facile.

La tecnica del mockumentary non é cosa facile da gestire. Ironizzare sullo svolgimento di documentari come Making A Murderer o The Keepers va fatto con intelligenza e questa serie è l’esperimento perfetto. È in grado di farci inspiegabilmente prendere da un caso che, in un normale contesto, ci farebbe scappare poco piú di una risata. Qui, invece, l’inchiesta giornalistica che c’è dietro ci appassiona a tal punto da farci spesso dimenticare di cosa si stia effettivamente parlando.

Con una regia ben salda Tony Yacenda ci trasporta in un mistero tanto stupido quanto utile a far affiorare le vere problematiche adolescenziali. In particolar modo quelle del panorama scolastico americano sempre piú difficile da gestire nell’era contemporanea.

La mia speranza è di vedere uno dei prodotti più innovativi degli ultimi anni proseguire la sua strada su qualsiasi altro network. Purché lo faccia.

 

Classe'93, romano. Fondatore e redattore di Fr4med, a causa di un'amicizia sbagliata si mette nei guai intorno ai 10 anni. Tra un disturbo di personalità e manie ossessivo-compulsive, si laurea in Psicologia confermando perfettamente gli stereotipi di facoltà. Ha scritto per le redazioni di Geek Area e NerdM0vie Productions. Ha un debole per l'Africa.