HOT SHOTS S01E01: Atypical, una chicca firmata Netflix

Quante volte capita di uscire dal cinema e voler parlare assolutamente di quel film con qualcuno? Stesso discorso per le serie tv. Tutti noi abbiamo delle sensazioni a caldo da voler esprimere non appena terminiamo la visione di un prodotto. La rubrica HOT SHOTS vuole proprio raccogliere queste impressioni (in questo caso del sottoscritto), fornendovi un feedback ancora più immediato. Vista la difficoltà di star dietro a tutto il materiale che quotidianamente ci viene messo davanti agli occhi e la mancanza di tempo che non ci concede di leggerci una di quelle bellissime e lunghe recensioni, HOT SHOTS vuole essere una soluzione per una copertura più completa (non per questo più superficiale) del nostro catalogo cinematografico e televisivo. 

Per cui, ogni qualvolta ne avrò occasione, sfornerò i miei commenti su un determinato film o serie tv recentemente visti. Così, tanto per farsi una chiacchierata. Io mi divertirò a fornire una rapidissima e leggera analisi del prodotto, voi potrete scegliere se seguire i miei consigli o meno. 

Partiamo subito con…

hot

ATYPICAL (2 STAGIONI). 18 episodi. Durata: 20-30 minuti Genere: Dramedy

Parliamo di una delle chicche di Netflix, ma che ahimè non credo riesca ad essere presente nelle liste di molti utenti per la quantità indefinita di materiale che la piattaforma sforna ogni mese. Inoltre perché credo venga vista nel modo sbagliato dall’esterno, come una serietta leggerina che farà il suo corso per qualche stagione per poi finire nel dimenticatoio.

Ecco, non è cosi. Atypical è una delle serie che più si avvicina alla nostra essenza di esseri umani e non perché abbia come protagonista un ragazzo autistico, ma per il modo di affrontare i drammi familiari anche al di fuori della sua cerchia di attenzione. Nonostante il disturbo dello spettro autistico a fungere da fulcro, la serie non cade mai nell’eccessivo buonismo di discorsi banali o politically correct. Questo viene reso anche grazie alla presenza di personaggi cinici e scorretti che forniscono un buon equilibrio. Ogni storyline sui diversi personaggi è effettivamente interessante e ci invoglia a saperne di più, per quanto piacevole o meno possa essere. 

Casey, la sorella, è la colonna portante dello show. Il rapporto con il fratello è reso in maniera esemplare e la sua paura di affrontare il punto interrogativo che è la vita ci rappresenta in pieno. L’amico Zahid, tanto bizzarro e viscido se vogliamo, quanto adorabile, in questa stagione evolve benissimo facendoci scoprire dei lati più intimi. I genitori e la psicoterapeuta Julia che, tanto impegnati nella risoluzione dei loro problemi, fanno fatica a rispondere alle esigenze di Sam. Però ci provano. Infine Sam. Nella seconda stagione lo vediamo ancora con la fissa dei pinguini e dell’Antartide, con un nuovo progetto in mente però: diventare indipendente.

Atypical riesce ad essere insieme la serie che ti fa staccare il cervello per un pomeriggio e quella che colpisce duro quando hai appena smesso di ridere. Serie come questa, LOVE e Bojack Horseman non vogliono esaltare il disagio. Non è fico. Vogliono raccontare la storia di persone in difficoltà che a volte riescono a cavarsela, altre meno. Il nostro compito può essere solo osservare, poiché a vivere una vita “normale” non tutti ne sono in grado o hanno i mezzi adatti. Non dobbiamo sentirci in colpa per non essere cosi, sarebbe follia.

Dobbiamo ringraziare, e al massimo aiutare, non imitare. Questa è la mancanza di rispetto più grande che si potrebbe avere.

Ripeto, datele una chance.

Giunto alla soglia dei 18 anni, Sam, un ragazzo affetto da sindrome dello spettro autistico, sente che è arrivato il momento per lui di trovare l’amore e reclamare la propria indipendenza. Preso di mira dai coetanei perché “strano”, aiutato anche dalla sua terapeuta, Sam intraprende un viaggio divertente ed emozionante alla ricerca di se stesso, portando i membri della sua famiglia – la madre apprensiva Elsa, il padre comprensivo Doug e la sorella sconclusionata Casey – a fronteggiare i grandi cambiamenti che ne derivano mentre tutti cercano di rispondere alla domanda fondamentale di cosa significhi davvero essere “normali”.

Ideata da Robia Rashid e diretta da Seth Gordon, nel cast presenta: Jennifer Jason Leigh, Keir Gilchrist, Brigette Lundy-Paine, Amy Okuda, Michael Rapaport

Classe'93, romano. Fondatore e redattore di Fr4med, a causa di un'amicizia sbagliata si mette nei guai intorno ai 10 anni. Tra un disturbo di personalità e manie ossessivo-compulsive, si laurea in Psicologia confermando perfettamente gli stereotipi di facoltà. Ha scritto per le redazioni di Geek Area e NerdM0vie Productions. Ha un debole per l'Africa.