Bonelli: Dylan Dog 383, Profondo Nero – Argento incontra Dog | Recensione

L’horror all’italiana ha molte facce, ognuna unica a modo suo. Una delle icone più particolari è, senza ombra di dubbio, Dylan Dog. L’Old Boy londinese ci ha accompagnato, mese dopo mese, sin dal lontano 1986, esordendo con quel piccolo capolavoro chiamato L’Alba dei Morti Viventi. In questi 32 anni, il gioiello di Tiziano Sclavi ha acquisito una fanbase devota sia su suolo italiano che non. Le avventure dell’inquilino del n°7 di Craven Road hanno persino subito una disastrosa trasposizione Hollywoodiana che, non comprendendo affatto il personaggio, lo ha trapiantato a New Orleans facendolo diventare un tipico eroe cazzuto alla Blade. Non sbagliato di per sé, ma sbagliato se quel personaggio si chiama Dylan Dog.

La realtà del nostro Dylan è ben diversa: una realtà sospesa, malinconica, a tratti cupa. Una realtà raccontata da un onnipresente gioco di botta e risposta fra i vari personaggi che, una tavola alla volta, costruiscono questo mondo dal sapore surreale. E quindi cosa succede se affido la scrittura di queste battute così precise e particolari ad uno dei maestri dell’horror all’italiana?

È questa la domanda da farsi aprendo per la prima volta Profondo Nero, l’albo uscito nelle nostre edicole lo scorso 28 Luglio. Il numero 383 presenta infatti la sensazionale partecipazione di Dario Argento ai testi, affiancato per l’occasione da Stefano PianiLa storia vede Dylan mentre cerca di farsi strada in un intricato caso di omicidio nel mondo del BDSM, guidato solo dalle inquietanti visioni di una delle tante donne belle quanto complesse che circondano le avventure dell’Indagatore dell’Incubo.

Dylan Dog

La storia, ahimè, manca tuttavia di quel “gancio” capace di tirarti dentro e farti mangiare le 96 pagine dell’albo nell’arco di due ore al massimo. Mi sono ritrovato ad “assaggiare” l’albo, trovando fatica a riprenderlo in mano il più della volte a causa del poco interesse nella storia. Il mistero di per sé è ben studiato, carico di colpi di scena e di costanti rivelazioni, che allargano pian piano un quadro molto complesso. Sfortunatamente, la storia non è stata ottimizzata per la lunghezza ridotta di un albo di Dylan Dog, sballottando il lettore fra scenari e situazioni diverse con tanta, troppa fretta. Questa natura concitata della storia mozza le gambe al coinvolgimento emotivo nei suoi momenti più critici, portando spesso alla noia. Ad accentuare questa sensazione di velocità, ci sono anche dei dialoghi che non brillano per né inventiva né tantomeno per intrattenimento. Lo spirito degli albi precedenti è lì, ma sembra di trovarsi di fronte ad una versione stereotipata, come se i personaggi si stessero sforzando di essere quanto più cupi e sagaci possibile, senza riuscirci a pieno.

Dylan Dog

Ma non tutto è perduto, poiché le tavole di Profondo Nero sono affidate ad un Corrado Roi ruvido, oscuro, onirico. Un Roi che si sposa quindi benissimo con la storia in questione, creando una sensazione surreale e disorientante, così come il mistero che si sta narrando. L’indagine prende vita in un gioco di inquadrature fuori asse, ombre onnipresenti e volti belli da far spavento, addolcendo di molto il sapore amarognolo lasciato dalla storia.

Dylan Dog

In definitiva, Profondo Nero è un acquisto consigliato solo ai collezionisti, considerata soprattutto la bellissima copertina lenticolare disegnata da Gigi Cavenago. Per i neofiti dell’Indagatore dell’Incubo esistono infatti molte storie migliori, capaci di presentare questi bellissimi personaggi in modo più coinvolgente da quanto fatto in Profondo Nero –discorso speculare per i lettori più accaniti-. L’albo in questione rimane un esperimento riuscito solo a metà: interessante sotto alcuni aspetti e totalmente dimenticabile sotto altri.

Mite ragazzo di classe ‘96, appassionato di lunga data di gaming, si dimostra un precursore quando, nel lontano 2000, viene trovato a strisciare le carte di credito dei genitori sulla PsOne per comprare un migliaio di gemme su Spyro 2. A questo incontrastato e patologico amore per le microtransazioni, si affianca l’amore per il cinema d’autore. In nome di questa passione, si imbarca in un viaggio mistico fra India, Nilo e Miami alla ricerca della vera essenza dei Cinepanettoni: è qui che, ispirato dalle note di Scatman, decide che la missione della sua vita sarà quella di scrivere il film che riunirà Boldi e De Sica. Fino ad allora, l’entusiasmo del lavoro in Fr4med sarà solo la maschera che nasconde il profondo trauma per questa atroce separazione. AGGIORNAMENTO: Dopo la spontanea riappacificazione di Boldi e De Sica, vive una profonda crisi mistico-spirituale. Arriva quindi a definirsi “profeta”, abbracciando lo stile di vita da eremita. Se lo cercate, lo troverete in una remota grotta, mentre si nutre solo di muschio e condensa ed estorcendo la modica cifra di 500€ ad ogni visitatore per delle infondate e truffaldine previsioni del Superenalotto.