Confession Tapes: Monteleone & Matrone – Senzombra tra due Coca Cole e una Sprite

Grazie a BAO Publishing, ho avuto il piacere di incontrare all’ARF 2018 Michele Monteleone e Marco Matrone, autori di Senzombra della collana BaBao, per scambiare quattro chiacchiere sulla loro storia. Uno scambio fatto al tavolino di un bar che ha visto spaziare dalle basi del corteggiamento sino all’educazione che, volenti o nolenti, ricevono i ragazzi. 

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Ciao Michele e ciao Marco. Benvenuti su Fr4med.

Monteleone e Matrone: Grazie!

Allora, partiamo subito con le domande. Come nasce il duo Monteleone/Matrone.

Monteleone: Ero già pronto con la risposta alla domanda “Come nasce il fumetto?” e invece…

Matrone: Anche io, mi hai sorpreso alla fine! La verità è che Michele mi ha corteggiato.

Monteleone: Sì, tantissimo [ride, ndr]. Gli ho comprato fiori e cioccolatini. In realtà penso sia nata come tutte le collaborazioni moderne: su Facebook. Marco aveva fatto delle prove per un altro progetto e io avevo visto i suoi lavori. Avevo in mente questa storia e lui aveva fatto dei disegni a tema fantasy con il personaggio di una volpe rosa ed erano semplicemente PERFETTI! Come giustamente dice lui, l’ho corteggiato e l’ho portato dalla mia parte convincendolo a lavorare su Senzombra.

Matrone: Mi ha contattato e mi ha chiesto di fare questo progetto insieme, del quale mi sono innamorato subito, non appena mi ha detto alcune parole alle quali non avrei mai potuto dire di no. C’era qualche fumetto che piaceva ad entrambi di base. Mi disse: “Voglio fare una cosa un po’ di animazione, un po’ fantasy, però dinamica”.

Monteleone: Se non sbaglio avevamo tirato fuori subito Scott Pilgrim di Bryan Lee O’Malley, Kairos di Malassagne e Last Man di Vivès, che effettivamente sono la base su cui abbiamo lavorato.

Il progetto inizialmente nasce con un crowfunding su Indiegogo, che purtroppo non riesce. La mia curiosità riguarda cosa ci si stato nel mezzo tra la fine della campagna e l’effettiva chiamata da BAO Publishing.

Monteleone: Forse una settimana.

Matrone: Sì, pochissimo, giusto il tempo di dispiacersi per il crowfunding fallito. La settimana precedente parlavo con degli amici e dissi una frase del tipo: “Mi piacerebbe un sacco fare un libro per la BAO”. Due giorni dopo Michele mi chiama e mi dice: “Possiamo realizzare il graphic novel per BAO.”

Leggendo Senzombra mi è piaciuto il fatto che potesse essere un buon esempio di come raccontare una storia perché apparentemente semplice. Ha introduzione, svolgimento e conclusione ma senza troppe aspettative vengono caratterizzati il protagonista ed il personaggio del Collezionista, che è molto curioso. Probabilmente il personaggio più sfizioso.

Monteleone: Visto che mi volevo concentrare sui personaggi, ho fatto in modo che la storia fosse più semplice possibile. E, come tutti gli sceneggiatori al secondo giorno di corso di sceneggiatura sanno: bastava ripercorrere il viaggio dell’eroe, per essere sicuri che la storia funzioni. Dalla mitologia greca fino a Star Wars, tutto ruota intorno a questo rodatissimo modello narrativo perciò è stato molto facile far fruire la storia e ci siamo potuti concentrare su altre cose: creare un mondo coerente, inserire personaggi che avessero una complessità emotiva.

senzombraQuello che personalmente ho percepito leggendo la storia, è come se si volesse dialogare con il lettore preoccupandosi di far arrivare il messaggio con particolare rilievo sulla questione generazionale.

Monteleone: Come dicevamo, abbiamo cercato di fare una cosa che arrivasse a tutti. Ci sono riferimenti culturali che possono far dire subito a un trentenne o un quarantenne: “Aah! Doctor Who!”. Poi ci sono elementi come il personaggio del Collezionista. Marco ieri mi ha detto che il character design della sua cavalcatura è ispirato a un personaggio di League of Legends.
Matrone: Più che un personaggio è un NPC che vende gli oggetti. Io non gioco però, eh! Lo voglio dire, odio quel gioco. Però quando Michele mi ha descritto il personaggio, ho pensato subito a quello.

Monteleone: Quindi, alla fine il target non esiste. È tutto onnicomprensivo e quando ci chiedono quali sono i paletti che una storia per ragazzi deve avere, rispondo sempre che secondo me non ce ne dovrebbero essere. Personalmente sono cresciuto privo di supervisione, con fumetti, film, telefilm che non si preoccupavano molto di mettere paletti. Ho visto esplodere più teste in Ken a dieci anni che nel resto della mia vita. Paradossalmente viviamo in una società che si autocensura. Una volta la censura, prendi le consultazioni parlamentari su Frigidaire o Il Male o Dylan Dog, veniva dall’alto e facendo sì che l’artista potesse chiaramente schierarsi contro. Adesso invece combattiamo con il mostro dell’autocensura. A monte si cerca di non fare cose troppo “pericolose” e che comprano un target sempre più onnicomprensivo. Questo principio trovo che venga applicato anche nello young adult. Una volta c’erano film diretti a un pubblico adolescente o preadolescente come Sixteen Candles o Risky Business o La donna Esplosiva in cui la maggior parte della narrazione girava attorno al sesso e al desiderio e nessuno si faceva problemi. E poi ancora Una pazza giornata di vacanza e Breakfast Club in cui si parla in maniera decisamente poco scontata di relazioni personali, intime e profonde e del grosso demone della depressione: si parla di tutto senza nessun problema ed è indirizzato ai ragazzi perché è così la loro vita. A un quattordicenne non puoi dire “non esistono le donne”, o “non esiste il sesso”, perché non è vero e perché lui stesso pensa a queste due cose per il 90% del tempo.

Matrone: Se togli alcuni di questi contenuti chiave da un prodotto, un quattordicenne lo eviterebbe come la peste.

Assolutamente, ormai siamo abituati a vederci tutto sbattuto in faccia…

Matrone: Se da una storia togli tutti quelli che possono essere i fattori stimolanti per un teenager, come la ragazza, il sangue, un minimo di violenza, il sapore sarebbe estremamente finto… Sono delle piccole cose che devono essere presenti, in una misura sana.

Monteleone: Anche perché la violenza, ad esempio, è già processata da un ragazzo di 14 anni. Perché sicuramente gioca ai videogiochi, guarda la televisione e ha un accesso internet potendo vedere qualunque cosa.

Matrone: Tra l’altro credo sia sbagliatissima l’idea di non far vedere le cose… quando non le fai vedere le stai negando. Non mostrare la violenza è un’idea strana. A me fa quasi paura. E’ bene che si sappia che alcune cose esistono. Un mondo in cui si nasconde la violenza è un mondo diseducativo.

Per quanto riguarda la promozione di questa storia è stata molto divertente l’idea di crearne un videogioco. Come è nata?

Matrone: È stata una cosa estremamente naturale, che ci è venuta in mente non appena abbiamo iniziato a strutturare Senzombra. Effettivamente la storia in sé ha dei profondi nessi con il mondo del videogioco, con le sue meccaniche. Dopo le prime due tavole ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti: “Sarebbe bellissimo farne un videogioco”.

Monteleone: Abbiamo coinvolto delle persone che conoscevamo: Oscar Celestini che ha creato il gioco da zero, Luca Claretti e Mattia di Meo che hanno curato la colonna sonora, che sono tra l’altro anche due disegnatori.

Prima chiacchieravamo con Marco a proposito della scelta di proporre il prodotto per BaBAO e non per BAO quando effettivamente eravamo d’accordo sul fatto che potesse essere fruibile da qualsiasi tipologia di pubblico. Come mai questa scelta?

Monteleone: Prima di tutto c’era l’occasione. BAO aveva appena aperto una collana legata ai ragazzi. La nostra storia, come dici tu, sarebbe tranquillamente potuta entrare fra le pubblicazioni regolari, ma perché crediamo che i progetti per ragazzi non esistono. Cioè, ce ne sono sicuramente che parlano in maniera più diretta a un certo target, però ad esempio non penso che Berserk fosse davvero per adulti: io lo leggevo a 14 anni, serenamente ed è stata una delle esperienze narrative più importanti della mia vita. D’altra parte, ci sembrava calzante l’idea di portare nuovi progetti per ragazzi con ragazzi protagonisti. La grossa differenza con un prodotto che ha come protagonista un adulto è un’immedesimazione più diretta. Ci siamo trovati bene dunque in quella collocazione. Certo non vorremmo neanche che diventasse un fumetto letto da soli ragazzi. L’adolescenza è un momento della vita tanto importante che un adulto di 40 anni, leggendo una storia del genere, probabilmente rivivrà il suo trascorso. Invece un ragazzo che la sta vivendo in quel momento, entra in sincronia col personaggio.

Ora spostiamoci sul lato tecnico del disegno scelto da Marco. Hai avuto dei riferimenti particolari? Su cosa ti sei basato?

Matrone: Di sicuro c’è l’influenza di alcuni autori che per me sono molto importanti da un punto di vista ideologico, filosofico, per il modo di approcciare il fumetto, come Bastien Vivès, Ulysse Malassagne oppure lo stesso Michael Sanlaville. Ho guardato molto questi autori francesi che vengono anche un po’ dall’animazione e sono riusciti a fonderla con un segno autoriale, personale, fregandosene di alcune “brutture” considerate tali magari perché non sono collocabili in quel fumetto pulitissimo fatto di una china perfetta e ragionata. Adoro invece il loro segno veloce, di getto, quasi nervoso, (credo che sia in qualche modo più connesso alla psiche, più vero). A me questo piaceva molto e sentivo una certa affinità. Ho cercato di trarre fuori le cose che avevo assimilato da questi autori.

Ultime due domande velocissime poi vi lascio andare. Due curiosità. Tre citazioni che non mettereste mai in una storia?

Monteleone: “Molti nemici molto onore.” A parte che credo di averla usata… era un cattivo che la doveva dire però [ride, ndr]. Fa ridere perché penso a tutti quelli che non citerei, come Vacanze di Natale, poi mi dico: “Cazzo sarebbe bellissimo citare vacanze di Natale!

Matrone: Alla fine se trovi il modo di farlo, puoi citare chiunque… Ecco, non citerei Michele Monteleone [ridono, ndr].

Ultima domanda. Se volete potete tenerlo per voi altrimenti magari non si avvera. Il desiderio che esprimereste al Collezionista.

Matrone: Sono indeciso tra la fame nel mondo e il conto in banca infinito. Devo pensarci un attimo. Anche pennarelli infiniti forse sarebbe bello.

Monteleone: In realtà siamo persone veramente grette e venali. Anche io vorrei un sacco de soldi e poi ci farei cose belle. Ci aprirei una casa editrice.

Matrone: Aspetta, io vorrei un superpotere. Una telecinesi molto potente!

Benissimo, vi ringrazio del vostro tempo e ci vediamo alla prossima!

 

Classe'93, romano. Fondatore e redattore di Fr4med, a causa di un'amicizia sbagliata si mette nei guai intorno ai 10 anni. Tra un disturbo di personalità e manie ossessivo-compulsive, si laurea in Psicologia confermando perfettamente gli stereotipi di facoltà. Ha scritto per le redazioni di Geek Area e NerdM0vie Productions. Ha un debole per l'Africa.