Tunué: Susine e il Dormiveglia | Recensione

Ragionando per luoghi comuni, essendo il bambino una fase della crescita fatta per lo più di spontaneità e semplicità, si pensa che anche il suo pensiero sia semplice e immediato. In realtà non è così e – molto più degli adulti – la mente del bambino è una cipolla di complesse sfumature stratificate. Bruno Enna l’ha capito bene e quello che ha voluto fare con Susine e il Dormiveglia è confezionare una storia che possa fungere da catalizzatore di una realtà che il lettore ha dimenticato.

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Per qualcuno sarà forse un paragone eccessivo e scomodo, ma Susine e il Dormiveglia è come Legion, la serie tv firmata da FX basata sull’omonimo personaggio Marvel Comics. Sin dall’episodio pilota, la serie si è preoccupata di tradurre in termini televisivi la malattia mentale di David Haller, cercando di dare allo spettatore un assaggio di cosa prova il protagonista ogni minuto della sua esistenza. Anche perché la sua malattia è l’elemento su cui gli autori hanno lavorato di più, dal momento della sua creazione in poi, rendendola la caratteristica più riconoscibile del personaggio. Per tanto, Haller viene preso e trasformando in un narratore inaffidabile al pari di un Barone Münchhausen e tutta la narrazione viene impostata secondo la sua ottica e la sua percezione, lasciando che il filtro della sua realtà – che lo spettatore non può sapere se influenzata o meno con i suoi poteri – sia l’unico filtro disponibile, l’unica interpretazione per il fruitore. Tolta la questione della malattia mentale, l’opera di Enna e Clément Lefévre è la stessa cosa.

I due autori rilasciano per Tunué una storia dove tutto è raccontato secondo l’ottica della giovanissima protagonista e dove l’unica versione possibile dei fatti è la sua: affermazione da non prendere come critica, ma come suo enorme pregio, in quanto l’autore ha compiuto con successo una operazione di immedesimazione magistrale. Nella storia di Susine accadono eventi reali e seriosi, come la morte di figure importanti e determinanti per la crescita, o incontri che per qualcuno potrebbero costituire un grande trauma.

susineIl punto è che tutto è visto con gli occhi della creatura di Enna/Lefévre, una bambina che – come tutti gli altri – non è in grado di capire il complesso mondo degli adulti, fatto di compromessi, cambiamenti, delusioni e frasi che, per un bambino, prese alla lettera possono dare il messaggio sbagliato, come le innocenti spiegazioni dei genitori volte a edulcorare la vera spiegazione dietro la perdita di un parente.

E’ una realtà troppo difficile per Susine, fatta di troppe cose e troppe interpretazioni che cambiano da un contesto all’altro; una realtà che, per altro, nessuna delle figure educative reali mostrate nella storia si impegna di rendergliela più chiara. Ed è così che la protagonista, per elaborare informazioni altrimenti non elaborabili come la perdita dell’affezionatissima nonna, entra (o si crea, qui va a discrezione del lettore) nel Dormiveglia: un mondo fantastico, fiabesco, grottesco e surreale, pensato da Tiziano Sclavi e Lewis Carroll, ma realizzato da un Hayao Miyazaki e Satoshi Kon, dove dimorano creature che vendono teste da compagnia, palombari cacciatori di ombra e regine che monopolizzano le lacrime del regno.

Ma Susine starà davvero elaborando, oppure si starà rifugiando sempre di più in un mondo non tanto privo di responsabilità, quanto più facile da comprendere e altrettanto affascinante? Il volume offre tanti spunti di riflessione al riguardo.

Sicuramente l’opera originariamente pubblicata per la francese Soleil possiede dei difetti, come una narrazione spesso poco fluida e che non ha una scansione temporale ben definita, o che tutti i personaggi fantastici che appaiono non sono caratterizzati fino in fondo e spesso si limitano al ruolo di semplici comparse. Il fatto è che quest’ultime sono indubbiamente delle imperfezioni calcolate dagli autori che hanno deliberatamente scelto di sacrificare per potenziare l’impressione che tutta la narrazione avvenga sotto l’ottica della piccola protagonista, forse ancora acerba nell’esprimersi e con una cognizione del tempo molto elementare.

Dal punto di vista del design dei personaggi, Lefévre ha svolto un ottimo lavoro, rendendoli tutti differenziati e dando loro caratteristiche sempre interessanti, spesso buffe e bizzarre. Le sue illustrazioni sono molto adatte per i toni della storia, con uno stile di disegno molto particolare – si oserebbe dire del super-deformed in salsa art nouveau – e a tratti inquietante e colori pastello decisamente gradevoli.

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Susine e il Dormiveglia è un opera molto più complessa di quanto possa sembrare e, come i bambini, dietro alla apparente semplicità nasconde significati profondi e tutti da scoprire, oltre che una storia che ognuno di noi – nella fase dell’infanzia – ha conosciuto. Tunué porta all’attenzione del sui lettori un libro illustrato che vuole scommettere sulla capacità di immedesimazione dei propri lettori invitandoli, con Bruno Enna e Clément Lefévre, a capire ciò che hanno perso.

Classe '90, comasco. Ama così tanto la Nona Arte, che il suo corpo è fatto di carta patinata ed inchiostro, condizione fisica che l'ha sempre costretto all'ospedale. Cresciuto a pane e fumetti (e lavande gastriche) in età anagraficamente, ma non mentalmente, adulta ha sentito il bisogno di esternare i suoi pensieri riguardo la sua passione per i fumetti - ma anche cinema, serie tv, libri, musica e la pizza - attraverso la scrittura: anche se diverse ordinanze restrittive glielo impediscono legalmente. Non sa fare, quindi insegna Inglese. Ha scritto per RecenSerie, OverNews Magazine, Quarta Di Copertina e Geek Area.