25 Aprile 1945: La Liberazione vista in 4 opere

 

Settantatré anni fa, in questo stesso giorno, l’Italia vedeva l’insurrezione generale delle forze partigiane contro il governo fascista della Repubblica Sociale Italiana e l’occupazione nazista sul territorio tricolore. Anche se la resa delle forze occupanti sarebbe stata effettiva solo il 3 Maggio 1945, la data del 25 aprile simbolicamente rappresenta il culmine della fase militare della Resistenza e il concreto avvio di una fase di governo da parte dei suoi rappresentanti che porterà prima al referendum del 2 Giugno 1946 per la scelta fra monarchia e repubblica.

L’Italia, così come il resto del mondo, vide la conclusione di uno dei periodi più devastanti della storia mondiale che ancora oggi è ricordato dalle persone di tutto il mondo. La storia – nel senso di materia scolastica – la si studia affinché gli errori commessi in passato non si ripetano più, cercando di rendere il mondo un posto migliore giorno dopo giorno. Eppure, molto spesso ci si dimentica il perché la storia non dovrebbe essere un peso da portare; fortunatamente, il mondo dell’arti letterarie e visive si è prodigato per creare delle storie in grado di far ragionare il fruitore auspicando in una reazione.

Anche la redazione di Fr4med ha deciso di rendere omaggio a questo anniversario, consigliando la lettura/visione di quattro opere legate alla Seconda Guerra Mondiale, agli strascichi e le cicatrici che ha lasciato sul tessuto sociale di tutto il mondo. Se la storia – sempre nel senso di materia scolastica – può non aiutare a non dimenticare, forse lo farà la fantasia.

The Man In The High Castle

Serie televisiva prodotta nel 2015 da Amazon Studios basata sull’omonimo romanzo ucronico/distopico di Philip K. Dick, in Italia conosciuto come La svastica sul sole del 1962. Il serial (come il libro) è ambientato in un ipotetico universo alternativo in cui le potenze dell’Asse hanno vinto la Seconda Guerra Mondiale, dominano gli Stati Uniti e gran parte del resto del mondo. La narrazione – contemporanea al tempo in cui il libro viene pubblicato – vede protagonisti cinque personaggi i quali, in un modo o nell’altro, entreranno tutti in possesso o a conoscenza di una bobina chiamata La cavalletta non si alzerà più e che mostra immagini dell’Asse sconfitta dagli Alleati. Questa bobina è ricercata dal governo perché considerato oggetto diffamatorio di fantapolitica e, quando entrerà in contatto con i protagonisti, scoperchierà una serie di complotti orditi dalle potenze vincitrici della guerra per ottenere il controllo mondiale.liberazione 

Si consiglia questa serie tv piuttosto che il libro per il supporto audio-visivo fornito dal serial, cosa che rende ancora più incisivo l’obiettivo del consiglio. Come recita un detto, a volte si conosce il valore di una cosa posseduta solo quando la si perde. Ecco, sulla base di questo proverbio, immaginate di vivere in un mondo dominato dalle ferree e allucinanti regole morali-razziali-politiche pubblicate nel Mein Kampf di Adolf Hitler: un mondo totalitario dove c’è un unico modo possibile ed accettabile di essere (deciso, tra le altre cose, da qualcun’altro) e dove se non si rientra in quei canoni, non si può vivere. Immaginare questo mondo è difficile, poiché si ha avuto la fortuna di non sperimentarlo, per questo la serie tv The Man In The High Castle è più utile del libro: perché quelle scene non sono lasciate all’immaginazione del lettore e – anche se sicuramente di fantasia – mostrano in modo concreto cosa avrebbe potuto attenderci se la guerra fosse stata vinta dall’Asse, con tali ideologie disumane a dominare il globo. Se si ha un minimo di sensibilità, guardare questa serie dovrebbe far ragionare su quello che abbiamo oggi e quanto siamo stati fortunati.

Captain America: Cap Lives

Saga in quattro parti pubblicata su Captain America #17-#20 (Vol. 4) tra il 2003 e il 2004, editata da Marvel Comics e firmata da Dave Gibbons (testi) e Lee Weeks (disegni). La storia ri-catapulta Cap nel 1964, dove viene trovato nell’Oceano Pacifico, scongelato dall’ibernazione e riportato nella sua patria natale: una America che ha perso il conflitto in favore della Germania Nazista, che ha conquistato gli ex-Stati Uniti e regna grazie al pugno di ferro del Teschio Rosso. Piegato, ma non spezzato, Cap si ritrova a dover riaggiustare le cose. Effettivamente, sembra un po’ di consigliare la stessa storia di prima con eccezzione fatta per la presenza della Sentinella della Libertà Marvel in quest’ultima. Beh, strano ma vero, ma questa storia funziona proprio per questo.liberazione

Cosa succede quando la cosa che odi di più al mondo diventa l’unica cosa possibile e ammessa? E’ questa la domanda che si sono fatti due autentiche leggende della matita come Dave Gibbons e Lee Weeks, dove il primo si improvvisa scrittore e l’altro continua sulla sempre apprezzabile strada dei disegni. Il dream team Gibbons/Weeks prende in prestito l’idea di Phil K. Dick e immagina cosa sarebbe successo se nell’universo narrativo del capostipite per eccellenza del romanzo ucronico ci fosse finito uno degli eroi più All-American di sempre. Nell’imbastire con velocità ed efficacia la narrazione, la trama mostra Cap risolvere il torto ordito dal Hilter e sostenuto dal Teschio Rosso, omaggiando non solo le prime avventure del Capitano creando un contesto diverso ma uguale alle prime pubblicazioni belliche degli anni ’40, ma anche creando un opera di speranza che incoraggiasse la stessa. L’America Nazista in cui si muove Steve Rogers non è niente di diverso da come era strutturata l’Europa in pieno secondo conflitto mondiale: e come Cap, attraverso la penna e la matita di Joe Simon e Jack Kirby sfrecciava nelle edicole come simbolo di incoraggiamento e speranza per gli Alleati, anche nella storia di Gibbons/Weeks il Capitano opera come veicolatore della resistenza. Morale di Cap Lives? Per quanto il presente possa essere intollerabile, si può sempre lavorare ad un futuro migliore: specie se esiste qualcuno che vi si erge a simbolo.

La Sottile Linea Rossa

Film del 1998 diretto da Terrence Malick, con un cast di rinomate star che hanno accettato anche ruoli secondari pur di partecipare. Il film è tratto dall’omonimo romanzo di James Jones, pubblicato nel 1962, in cui racconta la sua reale esperienza di reduce del conflitto mondiale a cui aveva preso parte combattendo nell’oceano Pacifico e partecipando anche all’Attacco di Pearl Harbor e alla battaglia di Guadalcanal, dove venne ferito e decorato sul campo. Infatti, il film – come l’omonimo libro – è ambientato proprio a Guadalcanal nel 1942, dove la compagnia di fucilieri Charlie di un reparto dell’esercito statunitense viene mandata alla conquista di un campo d’aviazione giapponese posto in cima a una collina dell’isola. liberazione
La particolarità che ha reso celebre questa pellicola è l’ambientazione e l’influenza che la location ha sui protagonisti che – durante il lungo assalto in cui si consumeranno le vicende e i tormenti interiori di un gruppo di uomini – osservano la natura intorno a loro che, lussureggiante e indifferente, sembra cullarli e contrapporsi alla loro logica, cosa che scaturisce un confronto diretto con i propri doveri da soldato e soprattutto con la follia della guerra. Ci si disintossica dalla nevrosi della politica, dalla bruciante smania di vincere e dimostrarsi superiori, dalle ideologie di supremazia e purezze che hanno corrotto una generazione e rischiano di farlo anche quelle successive. L’uomo, in questo luogo che pare impossibile da essere contaminato, individua il senso della ragione e razionalizza sul conflitto, trovando nessun senso alle proprie azioni, men che meno a quelle di coloro che hanno inviato il plotone a Guadalcanal. Un opera che invita al raziocinio, a soffermarsi sulle operazioni belliche e alle conseguenze che possono scaturire da esse oltre che il vero prezzo da pagare in situazioni come queste: l’umanità. 

Maus

Non si poteva che chiudere con Maus, graphic novel di Art Spiegelman pubblicata tra il 1986 e il 1991 da Pantheon Books e incentrata sulla tragedia della Shoah, sulla base dei racconti del padre dell’autore, un sopravvissuto al Campo di concentramento di Majdanek e a quello di Auschwitz. La storia è raccontata da Art (alter-ego dell’autore) deciso a narrare la storia del padre, partendo dal rapido inasprimento delle condizioni di vita degli ebrei polacchi negli anni immediatamente precedenti lo scoppio della guerra, fino allo spaccato della vita dei deportati all’interno del campo di concentramento negli anni della guerra.liberazione 

Come spiegato nella trama, Maus è una cronaca realistica e disincantata degli orrori dello sterminio ebreo, narrato attraverso il particolare escamotage della raffigurazione animale dei protagonisti, qui infatti non rappresentati in forma umana, ma come animali antropomorfi. Questa scelta narrativa caratterizza la loro posizione sociale utilizzando il ruolo degli animali e la reputazione che hanno nell’immaginario collettivo, creando così una metafora che sottolinea non solo la condizione sociale dei protagonisti, ma anche il rapporto che c’era tra le figure protagoniste della guerra; per esempio, i protagonisti, gli ebrei perseguitati, sono rappresentati da dei topi, e sono contrapposti ai nazisti dipinti come gatti. In questa scelta si può trovare tutta la struggente e cruda poetica di Maus, dove gli uomini – in questo secondo conflitto mondiale – non erano considerati tali e non si comportavano di conseguenza: sia chi subiva le atroci violenze, che chi le perpetrava, era considerato come un puro e semplice animale. Ed è forse questa fra tutte le tecniche utilizzate per veicolare il messaggio ad essere la più efficace, poiché con il “filtro animale” posto nella narrazione, le violenze psicologiche e fisiche perpetrate verso gli ebrei risultano ancora più malvagie e crudeli e, la sofferenza di quest’ultima, ancora più lacerante. Una storia che mostra come gli orrori patiti dalla generazione precedente si siano estesi anche alla generazione successiva, non come colpa, ma come occasione per fare del meglio affinché tutto questo non accada mai più.

Classe '90, comasco. Ama così tanto la Nona Arte, che il suo corpo è fatto di carta patinata ed inchiostro, condizione fisica che l'ha sempre costretto all'ospedale. Cresciuto a pane e fumetti (e lavande gastriche) in età anagraficamente, ma non mentalmente, adulta ha sentito il bisogno di esternare i suoi pensieri riguardo la sua passione per i fumetti - ma anche cinema, serie tv, libri, musica e la pizza - attraverso la scrittura: anche se diverse ordinanze restrittive glielo impediscono legalmente. Non sa fare, quindi insegna Inglese. Ha scritto per RecenSerie, OverNews Magazine, Quarta Di Copertina e Geek Area.