Gli inguardabili 4 – I peggiori sequel dei cinecomics

I cinecomics sono oramai diventati una vera e propria istituzione, evolvendosi quasi fino a diretta declinazione dei più classici film d’azione degli anni ’80 e ’90. Un genere di consumo che vende vergognosamente bene portando le case di produzione a voler spremere il prodotto fino all’ultima goccia nella speranza di massimizzare i profitti cavalcando l’onda di un genere o un brand idealmente redditizio. Questo ha dato vita a piccoli e grandi capolavori del trash, materiale talmente scadente da voler essere nascosto agli occhi del mondo in quanto chiaro segno di come dopo aver toccato il fondo si possa sempre scavare.

Quello che vi proponiamo oggi sono 4 tra i peggiori seguiti dei cinecomics che abbiano mai infestato le sale cinematografiche del globo, provocando ulcere ai critici e convulsioni agli spettatori. Unitevi con noi in questo viaggio nel cattivo gusto, riesumando i punti più bassi della cinematografia mondiale che avete tentato (inutilmente) di dimenticare:

 

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Il Corvo – Preghiera Maledetta: Come, non sapevate dell’esistenza di questa pellicola? Credevate che il peggio fosse stato dato con Il Corvo 2 ed Il Corvo 3 – Salvation (a cui dovremmo dedicare una posizione a parte ma preferiamo sorvolare)? Cattive notizie: così non è stato. A distanza di cinque anni dal terzo film l’industria cinematografica ha pensato di poter tornare a spremere il brand del Corvo, convinti che il pattume fosse stato ormai dimenticato. Preghiera Maledetta riesce nell’ardua impresa di classificarsi come la peggiore delle pellicole che seguono il cult del 1994 diretto da Alex Proyas. Se confrontati a questa pellicola i due precedenti lungometraggi appaiono come grandi capolavori del cinema espressionista. Ma andiamo con ordine. Il soggetto riprende le tipiche tematiche introdotte con la prima pellicola, che si rifanno a quanto scritto da James O’Barr in maniera nettamente edulcorata e romanzata. Abbiamo quindi il tema dell’amore che travalica la morte e la vendetta, elemento centrale della stessa narrazione. Tuttavia lo sceneggiatore Norman Partridge decide di dare sfogo a tutte le proprie perversioni (in senso lato), inserendo idee e soluzioni che paiono il risultato dei processi cognitivi di un adolescente che ha appena scoperto gli Slayer: riti satanici, cavalieri dell’apocalisse, voodoo, diavoli reincarnati, nativi americani, cristianesimo e violenza gratuita. L’intera “mitologia” del Corvo viene completamente meno in quello che è un dito medio all’intero lavoro di O’Barr. Ad aggravare una situazione già tragica ci pensa la terribile regia da soap firmata Lance Mungia ed un cast dalle doti attoriali non pervenute, capeggiato da Edward Furlong ai minimi storici. L’ultima violenza (finora) perpetrata al freddo cadavere di un cult che ha dato vita ad una vera e propria subcultura negli Stati Uniti di metà anni ’90.

 

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The Mask 2 – Son of the Mask: il 1994 non è stato solamente l’anno del Corvo ma anche quello di The Mask che, insieme ad Ace Ventura, ha fatto compiere il grande salto a Jim Carrey, consacrandolo ad icona della comicità hollywoodiana. La prima pellicola di The Mask si discostava completamente dalla controparte cartacea, riproponendone esclusivamente le meccaniche base, ma il risultato fu comunque un successo di botteghino e critica. Nel 2005 un qualche agente patogeno doveva essere stato liberato nell’aria visto che venne realizzato questo seguito, con una produzione tedesco-statunitense che ha avuto l’unico pregio di essere candidata in ben otto diverse categorie dei Razzie Awards. Il film è uno sbaglio su cellulosa dalla trama insulsa che cerca, fallendo, di riproporre dinamiche e comicità dell’originale con soluzioni al limite del ridicolo. La regia di Lawrence Guterman ha dell’imbarazzante, soffocata da una mole di effetti speciali che cercano di dare un tono cartoonesco al lavoro, finendo per farlo semplicemente apparire tremendamente idiota e, a tratti, disturbante. Inutile sottolineare la completa assenza di Jim Carrey dal progetto.

 

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Ghost Rider 2 – Spirito di Vendetta: in breve uno dei punti più bassi mai toccati da un prodotto targato Marvel Studios. Parliamo chiaro, qualcuno aveva davvero bisogno di un seguito del già pessimo Ghost Rider? La prima pellicola fu un disastro firmato David S. Goyer con uno script insipido ed una regia anonima. Un lungometraggio che trova il perfetto riassunto nella figura stessa dell’attore protagonista, Nicolas Cage, completamente out of character sia come scrittura del personaggio che come resa grafica di Johnny Blaze. Tuttavia il mondo doveva ancora pagare il proprio debito: essere riusciti a scampare al Superman di Tim Burton con Cage (e la sua terribile acconciatura) come protagonista aveva creato uno squilibrio nella forza che doveva essere risanato, fu così che nel 2012 arrivò Ghost Rider 2. Goyer torna alla sceneggiatura e, se possibile, si impegna per realizzare un prodotto ancor più scadente. I 110 milioni del primo film vengono tagliati a causa dei pessimi risultati ottenuti, portando la seconda pellicola ad avere un budget di appena 57 milioni che dà quel tocco indie traducibile in: “è il massimo che potevamo fare con quello che avevamo a disposizione”. Ed effettivamente la regia non è nemmeno pessima come si potrebbe pensare, Mark Neveldine e Brian Taylor optano per un approccio sopra le righe, idealmente calzante per un personaggio come Ghost Rider, ma è lo script di Goyer a parlare, purtroppo, e non appena i protagonisti interagiscono il trash raggiunge nuovi picchi di piacere. Cage abbassa ancor più il livello affiancato da Violante Placido, il cui unico compito sembra essere quello di indurre lo spettatore al prematuro suicidio, grazie ad una recitazione (ed un ridoppiaggio) che farebbe invidia alle comparse di Troppo Belli. Un film che nessuno voleva ci da quello di cui non avevamo bisogno… come vedere lo Spirito della Vendetta che urina fuoco.

 

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Batman & Robin: chiudiamo con la fiera del kitsch e del cattivo gusto, con il punto più altro tra i bassi del cinema spazzatura. Una pellicola che potrebbe quasi essere un “so bad it’s so good” ma ci crede davvero troppo. Batman & Robin dopo ben 21 anni dall’uscita (era infatti il 1997) riesce ancora a far parlare di sè tanti sono stati gli errori compiuti in soli 120 minuti. Saturi colori al neon che fanno apparire Gotham come una via di mezzo tra una metropoli americana ed asiatica, personaggi/macchiette che portano avanti gag scadenti, effetti speciali dal dubbio risultato, inquadrature strategiche su glutei ed inguine, il tutto condito dai sempre eccezionali Batcapezzoli. Trama ridicola, dialoghi didascalici, cast inadatto (davvero qualcuno reputava Clooney come il candidato ideale per prestare la mascella al Crociato Incappucciato?) e una regia che ridefinisce il concetto di “sopra le righe” ha stranamente ottenuto l’effetto opposto di quanto chiesto dalla stessa Warner. Sarebbe, infatti, troppo semplice addossare tutte le colpe unicamente alla regia di Joel Schumacher che, seppur colpevole del risultato finale, fu l’esecutore materiale dello stupro perpetrato nei confronti del brand ma non il mandante. Fu infatti la stessa casa di produzione a chiedere che venissero inserite queste atmosfere camp vicine alla serie tv degli anni ’60 (che allo stesso modo fu sotto molti aspetti la rovina del Batman fumettistico di quegli anni) in modo da poter puntare su un mercato ancora diverso, quello dei gadget. Batman & Robin fu il risultato di una pessima ricerca di marketing, dove l’obbiettivo ultimo era quello di vendere più giocattoli possibile, dopo la battuta d’arresto avuta con Batman – Il Ritorno, a causa delle sue atmosfere eccessivamente cupe. A distanza di tanti anni ciò che rimane della seconda fatica di Schumacher sul brand del Pipistrello è esclusivamente il gusto squisitamente kitsch, quasi grottesco, di scene divenute immortali, come la “Bat Carta di Credito” o “Batman su ghiaccio”.

Speriamo vivamente che questo veloce excursus nei peggiori sequel dei cinecomics possa avervi fatto soffrire almeno tanto quanto ha fatto soffrire noi realizzarlo. Al prossimo approfondimento, sperando che possa essere più piacevole!

Classe ’95, ternano. Fondatore e redattore di Fr4med. Finisce per incastrasi, sin da piccolissimo, in un vortice fatto di musica rock, fumetti, libri e film. Si immola per la patria intraprendendo il cammino degli studi classici da cui viene cambiato nella mente e nel corpo… almeno così dice. Saccente, indisponente e presuntuoso sembra abbia anche dei difetti, di cui, tuttavia, nessuno risulta essere a conoscenza. Ha scritto per Metallized e Geek Area.