[ANTEPRIMA] FIRST LOOK: Una serie di sfortunati eventi 2- La recensione che non dovreste leggere

sfortunati

Prima ancora di cominciare voglio accertarmi del fatto che vogliate veramente addentrarvi nella lettura di quello che sarà un articolo profondamente triste e sventurato, colmo di un dolore e sofferenza tali da farvi giungere alla fine del pezzo con la nausea e una gran voglia di pentirvi della vostra scelta. Mi piacerebbe molto essere portatore di buone notizie, di quelle gioiose e rivelatorie che rendono i nostri giovani protagonisti un po’ più vicini al loro scopo… ma non è così. D’altronde quando ci sono i Baudelaire (Violet, Klaus e Sunny) di mezzo, non aspettiamoci di certo un ‘vissero felici e contenti‘. Per questo esistono le favole. Questa non lo è, affatto. È la storia di una tragedia e di come le sue povere vittime, seppur trasportate da un profondo e coinvolgente ottimismo, siano destinate ad un infausto cammino. E francamente non oso pensare cosa abbia potuto spingere Malina Weissman, Louis Hynes e Presley Smith ad essere provinati per dei ruoli così sfortunati.

Avevamo lasciato i Baudelaire nella Prufrock Preparatory School, in attesa di essere convocati dal preside di istituto… e in compagnia. Mi dispiace rivelarvi sin da subito che il destino non ha un occhio di riguardo per nessuno in questo secondo ciclo di romanzi( The Austere Academy, The Ersatz Elevator, The Vile Village, The Hostile Hospital, The Carnivorous Carnival). Anzi, è più letale che mai. Nonostante alcune new entry nel cast che dovrebbero fornire da rinforzo per i tre orfani (Sara Rue, Nathan Fillion), il Conte Olaf (Neil Patrick Harris) prosegue sin troppo bene con i suoi travestimenti e le sessioni di trucco/parrucco. Non preoccupatevi, se vi aspettate di abituarvi a tutte le bizarrie nonsense a cui ci sottopone tale avventura, sappiate che non avete visto ancora nulla. Una vicenda da far venire voglia di sbattere la testa a chiunque la ascolti. La soluzione è lì, vicinissima, eppure si liscia per un soffio. Dopotutto da una storia con un titolo del genere, non possiamo aspettarci altro. Solo che peggiori, come un tunnel profondo buio infinito, o magari… una tromba di un ascensore!

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I personaggi sono tutti sempre diversi. Ognuno con un suo elemento distintivo ed una sua personalità. Buoni e cattivi. Un’organizzazione mondiale da un lato, una compagnia di attori dall’altro. Combattono per le sorti del mondo in un continuo prendi e fuggi. La trama, episodio dopo episodio, sin dall’inizio è caratterizzata da una irritante monotonia ciclica che non garantisce l’efficacia dell’opzione ‘maratona’. Consideriamo anche che i romanzi sono usciti a distanza di qualche mese (se non anno) l’uno dall’altro, fornendo un momento di respiro ai lettori tanto catturati da una vicenda così terribile. Sicuramente l’aggiunta dell’aspetto visivo sulla piattaforma streaming aiuta ed affascina nella descrizione della varietà di mondi in cui i Baudelaire finiscono ogni volta. La domanda è… finiranno? Se avete seguito sino a qui queste parole e/o state sentendo con le vostre orecchie le urla di disperazione che tanto accompagnano il racconto, allora conoscete già la risposta.

Il ritmo della stagione è diverso da quello della prima. Più lento ma più ricco per quanto riguarda i fatti. Si predilige un approccio più da spy story, andando ad approfondire e a cercare di collegare tutti gli elementi che riguardano lo strano rapporto che intercorre tra i Baudelaire, il Conte Olaf e l’Organizzazione Segreta. Sicuramente l’ingresso in scena di altri due sventurati come i fratelli Quagmire aiuta a fornire quel flebile accenno di speranza, necessaria (ma inutile) a voi spettatori e ai Baudelaire per affrontare quel che verrà.

Fossi in voi non continuerei nella visione di una narrazione tanto tragica e angosciante, in cui nulla è certo se non la morte. Ma se proprio non potete farne a meno e siete oramai entrati nel loop maledetto innescato da una famiglia devastata, allora auguro a tutti una buona visione, pregna di lacrime e strazi.

 

Classe'93, romano. Fondatore e redattore di Fr4med, a causa di un'amicizia sbagliata si mette nei guai intorno ai 10 anni. Tra un disturbo di personalità e manie ossessivo-compulsive, si laurea in Psicologia confermando perfettamente gli stereotipi di facoltà. Ha scritto per le redazioni di Geek Area e NerdM0vie Productions. Ha un debole per l'Africa.