The Foursome Quote #5: Opere che hanno dato vita ad un Neologismo o Idioma

Benvenuti carissimi lettori di Fr4med al quinto episodio di The Foursome Quote. Se siete nuovi arrivati a questa rubrica, eccovi un bel link al primo episodio dove vi sarà spiegato per filo e per segno in cosa consiste questa rubrica settimanale.

Il tema di questo episodio è: Film che hanno cambiato il nostro modo di parlare.

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Forse non sarà importante come lo studio delle più elementari materie scolastiche, ma le opere artistiche (come film, fumetti, cartoni animati ecc.) fanno parte della cultura dell’umanità e la loro esistenza – volenti o nolenti – ha rappresentato una autentica svolta nella vita delle persone, creando un bagaglio culturale e un immaginario in continuo arricchimento. La prova, che forse si sceglie di non vedere, arriva dal nostro modo di parlare, forgiato non solo dallo studio della lingua nelle scuole, ma anche dal contesto che ci circonda. Il più lampante degli esempi – giusto per farvi capire dove vogliamo andare a parare – è D’oh!, caratteristica esclamazione comica di Homer Simpson, inserito nel 2001 nell’Oxford English Dictionary come suono onomatopeico. Vediamo quattro altri casi simili.

1: Nel 1971, Paolo Villaggio pubblicò il libro Fantozzi con protagonista l’intramontabile Ugo Fantozzi, personaggio che raffigurava l’uomo inetto e sfortunato vittima della prepotenza e che verrà interpretato dallo stesso Villaggio nella lunga serie di film lanciata dal 1975. Di questi film, solo i primi due – Fantozzi (1975) e Il secondo tragico Fantozzi (1976), entrambi per la regia di Luciano Salce – rispecchieranno lo stile del libro e avranno un successo tale da rendere celebri alcune espressioni lessicali che diventeranno parte integrante della lingua Italiana.

Giusto per fare un esempio, ne Il secondo tragico Fantozzi, la scena in cui Fantozzi si ribella al cineforum del prof. Riccardelli ed esclama le parole Per me la corazzata Kotiomkin è una cagata pazzesca seguite poi da Novantadue minuti di applausi!” sono entrati nell’immaginario collettivo e vengono frequentemente usate nel discorsi; soprattutto l’accezione “cagata pazzesca” ha assunto il significato generale, nella cultura popolare, di rifiuto della cultura imposta dall’alto. Per questi e tanti altri meriti, la figura di Ugo Fantozzi ha contribuito alla creazione del neologismo fantozziano, aggettivo indicante esperienze, atteggiamenti o situazioni permeate dall’aria tragicomica propria del personaggio. E’ presente nei vocabolari Italiani dal 1977.

2: E a proposito del 1977, quello sarà l’anno in cui la LucasFilm, durante la realizzazione del primo Star Wars, registrerà la parola droide come marchio di sua proprietà.

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Ebbene si, sembra strano crederlo, ma droide è una contrazione dell’originale termine androide, diventato neologismo a seguito del successo di Guerre Stellari. La sua creazione si deve a John Stears, celebre supervisore e creatore di effetti visivi, responsabile di diverse creazioni tecniche di Star Wars oggi parte dell’immaginario della saga, come il Landspeeder che Luke Skywalker usa su Tatooine. Stears ragionò sul termine androide, il quale veniva utilizzato in riferimento ad automi giocattolo in miniatura con fattezze umane. Ma i droidi non avevano fattezze umane, così cancellò semplicemente il prefisso andrós e creò un nuovo termine.

3: Continuando con l’ordine cronologico, nel 1982 uscì il primo Blade Runner, libera trasposizione cinematografica diretta da Ridley Scott del romanzo datato 1968 di Phil K. Dick intitolato Do Androids Dream of Electric Sheep? con Harrison Ford, Rutger Hauer e Sean Young tra gli attori protagonisti. Una delle scene madri del lungometraggio ha ispirato un modo di dire tanto usato nel paesi anglosassoni quanto in Italia in maniera frequente.

Il modo di dire è preso dall’incipit del monologo rimaneggiato dallo stesso Hauer dalla originale sceneggiatura di Hampton Fancher e David Webb Peoples per rendere le ultime parole di Roy Batty più drammatiche e amare. Nel linguaggio comune, la frase Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi viene usata principalmente come iperbole, col significato di “ho visto cose a cui è difficile credere”, il più delle volte riferito ad episodi che vanno oltre i limiti del buon senso o del buon gusto. Tra le altre cose, questa frase è sempre citata dalle persone in maniera errata, dicendo semplicemente “Ho visto cose che voi umani…”. Quando, come visto, la frase è leggermente diversa.

4: Concludiamo con This Is Spinal Tap, film del 1984 per la regia di Rob Reiner. La pellicola (girata con la tecnica del falso documentario) una parodia della scena hard rock e heavy metal dell’epoca – oltre che degli stereotipi della vita delle rock star – e vede protagonista la band fittizia Spinal Tap. I tre membri del gruppo, David St. Hubbins, Nigel Tufnel e Derek Smalls, sono interpretati rispettivamente dagli attori Michael McKean, Christopher Guest e Harry Shearer, che nel film suonano davvero i loro strumenti. In una sequenza del film dove Nigel mostra al regista la sua stanza delle chitarre, il chitarrista parla anche del resto della sua strumentazione.

L’espressione “these go to eleven” venne tramutata e semplificata in up to eleven e diventò l’idioma simbolo di qualcosa che va oltre i limiti conosciuti. L’idioma up to eleven può avere anche diverse accezioni a seconda dell’interpretazione che si vuole dare ma, principalmente, la forma è usata per sottolineare un comportamento estremizzato (con connotazione negativa) o per delineare una situazione incredibilmente surreale tanto da mettere in discussione la sua esistenza. Questo è ciò che oggi significa l’idioma dopo la sua ufficiale entrata nei vocabolari anglosassoni nel 2002. Originariamente – vista anche la scena e come si conclude – l’idioma aveva anche un’altra interpretazione, quella in cui le cose che sono essenzialmente le stesse sono viste come diverse, a causa di errori di etichettatura o di incomprensione dell’utente dei principi operativi sottostanti. In Italiano non esiste una precisa e diretta traduzione e essa va adattata a seconda del contesto; sostanzialmente, però, il tutto si traduce il più delle volte con “andare oltre il limite”.

Classe '90, comasco. Ama così tanto la Nona Arte, che il suo corpo è fatto di carta patinata ed inchiostro, condizione fisica che l'ha sempre costretto all'ospedale. Cresciuto a pane e fumetti (e lavande gastriche) in età anagraficamente, ma non mentalmente, adulta ha sentito il bisogno di esternare i suoi pensieri riguardo la sua passione per i fumetti - ma anche cinema, serie tv, libri, musica e la pizza - attraverso la scrittura: anche se diverse ordinanze restrittive glielo impediscono legalmente. Non sa fare, quindi insegna Inglese. Ha scritto per RecenSerie, OverNews Magazine, Quarta Di Copertina e Geek Area.