SaldaPress: Eleanor e l’Airone – Prendere Il Volo

Molto spesso, le introduzioni dei volumi fumettistici (i trade paperback, per dirla col giusto tecnicismo) andrebbero lette alla fine. Questo perché, l’autore che presenta l’opera, si lascia erroneamente portare a condividere informazioni piuttosto spoileranti della storia che il lettore si appresta a leggere, avvilendo l’esperienza.

Fortunatamente, il discorso non vale per Eleanor e l’Airone, in quanto l’introduzione – scritta dallo stesso John Layman, autore insieme a Sam Kieth della trama e del volume – è decisamente utile per dare al lettore una linea guida su come approcciarsi a questa particolare, ma estremamente godibile, storia.

Come detto proprio da Layman nella prefazione, Eleanor & The Egret nasce per un bisogno di cimentarsi in qualcosa di diverso e strano, lontano dalle seriose e cupe narrazioni che sia lui che Kieth – disegnatore che lo accompagna in questa storia – stavano raccontando nel periodo in cui hanno concepito il soggetto. Un qualcosa che non dovesse avere per forza un ferreo e implacabile senso logico in termini stretti della narrazione, ma un qualcosa che fosse una semplice storia senza troppe pretese, con personaggi che “facevano cose e vedevano gente” (Nanni Moretti docet), proprio come se fosse una storiella inventata al momento da qualche premuroso parente al nipote desideroso di sentirsi raccontare qualcosa.

Per tanto, uno dei “primi difetti” con cui bisogna confrontarsi è il fatto che i cinque numeri di cui è composta questa miniserie non spiegano sostanzialmente nulla delle geografia e delle caratteristiche del mondo di Eleanor e il suo airone. Molte risposte a molte domande sul perché e il percome sono accadute certe cose vengono semplicemente mostrate attraverso veloci, fugaci e criptici flashback che vogliono dire tutto e niente; per togliere ogni dubbio, bisognerà affidarsi alla capacità di interpretazione personale del lettore. Ma è proprio per questo che è necessario leggere la prefazione di Layman prima di addentrarsi alla lettura. Perché spiegare e costruire un universo narrativo non era nelle priorità dell’autore, il cui desiderio primario era quello di raccontare un (e qui, usiamo le sue parole):

“[…]racconto magico, una fantasia surreale. Una favola per adulti (ma adatta a tutte le età), una fiaba governata da quel senso logico e razionale che possiamo avere solo quando sogniamo, ma senza la minima aderenza al realismo… o alla realtà. […] E non avremmo dovuto neanche preoccuparci dei perché e dei percome. E neanche voi.”

Per questo leggere l’introduzione di questa nuova fatica dei creatori di Chew e MAXX è vitale per acquistare il giusto stato d’animo con cui approcciarsi alla lettura, così da non intendere i difetti di cui sopra come buchi logici, ma quanto più come imperfezioni funzionali, come effetti collaterali scaturiti da una storia avente altre priorità. Del resto, non stiamo parlando del mastodontico masterplotting ordito da Jonhathan Hickman nella costruzione delle Secret Wars, ma di un qualcosa che – per ammissione stessa di Layman – è il suo tentativo di fare un film alla Hayao Miyazaki, dove spiegare stranezze magiche e animali parlanti non è la priorità. Ci sono e basta: prima lo si accetta, meglio è.

Infatti, la miniserie pubblicata in Italia dalla SaldaPress, funziona proprio per le sue singolari singolarità, per il taglio onirico e surrealista della narrazione da rendere onore e gloria anche ad un Tiziano Sclavi (da sempre coltivatore di questo aspetto nelle sue storie di Dylan Dog) ma anche per il miscuglio di influenze artistiche e culturali che coesistono nonostante il rapporto tra gli stessi crei degli spiccati anacronismi. Ma del resto, nessuno ha mai criticato Hayao Miyazaki per aver mischiato magie e sortilegi con la Seconda Guerra Mondiale e l’arte Europea in Porco Rosso. Perché qualcuno dovrebbe farlo con John Layman mentre mischia incantesimi, creature fiabesche e usi e costumi presi dal primo Novecento e dalla Belle Epoque?

Ovviamente, l’efficace realizzazione di questo racconto dai toni incantati avrebbe avuto metà della potenza se non fosse stato realizzato da un disegnatore con un tratto volutamente impreciso e volitivo, dal taglio grottesco e deformato, eppure liscio e delicato nella realizzazione dei character design e locations, oltre che variegato e marcato nei colori. Sam Kieth e la colorista Ronda Pattinson sono stati l’uomo e la donna giusti per il volume giusto.

Mentre la Pattison utilizza una colorazione decisa e frizzante, così da mostrare il versante vivace della tavolozza dei colori e colorando il tutto come se fosse la innocente composizione di un bambino, Kieth conferisce letteralmente una forma alla materia di cui sono fatti i sogni, prendendo – per sua stessa ammissione – qua e là dagli artisti Europei che l’hanno formato e/o l’hanno ispirato nella sua carriera, creando un tributo alla varietà del fumetto Europeo ed essere l’incarnazione della varietà stessa dei tratti scelti da Kieth, senza prediligere nessuna delle figure d’ispirazione scelte, citate da lui in una intervista: Moebius, Milo Manara e Tantino Liberatore (e, probabilmente, anche qualcosa di Guido Crepax). Le tavole sono poi impreziosite dalla disposizione delle tavole, che cercano di riprodurre il susseguirsi degli eventi tipico dei sogni, disposte in maniera volutamente sparsa e che faccia sembrare che la disposizione sia dettata da un ordine casuale e senza apparente logica. Come nei sogni.

Sembra Neil Gaiman, ma non lo è. Eleanor e l’Airone – nuova fatica di John Layman e Sam Kieth – è una favola moderna in grado di intrattenere con una spiccata semplicità riuscendo a divertire e, come le fiabe, a lasciare nel lettore delle tematiche su cui riflette.

Classe '90, comasco. Ama così tanto la Nona Arte, che il suo corpo è fatto di carta patinata ed inchiostro, condizione fisica che l'ha sempre costretto all'ospedale. Cresciuto a pane e fumetti (e lavande gastriche) in età anagraficamente, ma non mentalmente, adulta ha sentito il bisogno di esternare i suoi pensieri riguardo la sua passione per i fumetti - ma anche cinema, serie tv, libri, musica e la pizza - attraverso la scrittura: anche se diverse ordinanze restrittive glielo impediscono legalmente. Non sa fare, quindi insegna Inglese. Ha scritto per RecenSerie, OverNews Magazine, Quarta Di Copertina e Geek Area.