Hulu: Marvel’s Runaways – Stagione 1

I Runaways approdano nel Marvel Cinematic Universe grazie alle forze congiunte tra i Marvel Studios e Hulu, cercando di dare ai giovani di oggi personaggi in cui rispecchiarsi, seguendo la scia del successo di eroi teenager come l’Uomo Ragno. La scelta ricade sul gruppo creato da Brian K. Vaughan e Adrian Alphona nel 2003, ma non tutto va come sperato e -soprattutto- l’incisività televisiva finisce per non essere la stessa di quella fumettistica.

Runaways

Arrivati agli anni 2000, la Marvel Comics capisce che deve cambiare ed aggiornarsi e, benché personaggi evergreen come i classici creati dalla dinamico duo Stan Lee/Jack Kirby siano sempre attuali, la casa editrice comprende che il mondo ha bisogno di nuovi eroi che avrebbero potuto farsi capire dai cosiddetti Millenials. E infatti il segreto del successo di Runaways è stato quello di essere scritto e concepito si da artisti di talento, oltre ad essere arrivato al momento giusto, in quanto si presentò come un’opera pensata da autori aventi una tale sensibilità che riuscirono ad entrare nella testa e nei cuori dei giovani del 2000, tirando fuori qualcosa che li accompagnò nella loro crescita. Il problema?

Tolta tutta quella patina di innovazione, Runaways non è altro che un vaccino, pensato e collaudato per sconfiggere un malessere esistenziale indirizzato a coloro a cui il tempo non basta come medicina. Una volta curata “la malattia”, quel vaccino non serve più e la sua utilità è la stessa che oggi ha una cabina telefonica in un mondo di cellulari. Per dirla in soldoni, Runaways è intrappolato in una bolla temporale che lo rende un pezzo di storia, bello e appassionante da leggere, ma non contestualizzabile al momento presente. Se è di consolazione,  successo anche ai migliori: basti vedere come il grande schermo non sia ancora riuscito ad azzeccare mezzo film sui Fantastici Quattro.

Runaways

Consapevoli della cosa, il serial a cura di Josh Schwartz e Stephanie Savage cerca di metterci una pezza, riuscendoci in parte. Ripiega con successo sulle atmosfere, la tempistica, la regia e la fotografia, snocciolando pian piano elementi che erano ben noti e chiari già nei primi numeri del fumetto e che qui, nel telefilm, arrivano in tutta la loro completezza solo a season finale avvenuto. Se su questo fronte si ha (parzialmente) successo, si registra invece un totale disastro nell’altra scelta fatta dagli showrunner: l’ampliamento dei punti di vista dei vari personaggi della serie, che sono a pari merito i giovani membri dei Runaways e i loro genitori membri dell’ambiguo culto The Pride.

Forse trovando anche loro i personaggi incredibilmente datati per il mondo di oggi, Marvel’s Runaways decide anche sui genitori, cercando di risolvere il gap generazionale/bolla temporale del materiale originale riguardante la parte adulta della storia, confezionando così un teen drama fuso con un family drama. La scelta svaluta il prodotto principalmente indirizzato ai teenager, soprattutto perché la serie – con il progredire delle puntate – non trova un giusto bilanciamento tra gli intrighi di The Pride e le indagini dei Runaways sui loro genitori, lasciando che la parte adulta spesso (e più volentieri di quanto si vuole ammettere) prenda il sopravvento sulla parte giovane. Verso gli episodi finali (1×09 e 1×10 in particolare) anche la serie stessa si accorge di aver tenuto un registro narrativo indeciso e che ha fatto finire Marvel’s Runaways decisamente fuori traccia causando una inversione di ruoli: gli adulti sono talmente ben caratterizzati e protagonisti della maggior parte delle scene, che i protagonisti sembrano loro, non i giovani.

Runaways

Quando tutto il personale coinvolto nella realizzazione della serie si è accorto di aver tergiversato troppo, beh, era troppo tardi e anche gli ultimi episodi – benché siano fortemente centralizzati sui protagonisti (quelli veri) – sembrano solo un veloce pretesto per recuperare. Oltre al danno, pure la beffa, dato che ogni storyline prima trascurata in cui erano protagonisti i Runaways, viene risolta in tempo zero negli episodi finali, accelerando eccessivamente la progressione della stessa e dando al tutto un tocco superficiale.

A peggiorare la stagione, ci si mette in mezzo anche un grave errore messo a segno da Schwartz e Savage: la fuga dei protagonisti dalle loro case e dai loro genitori, cosa che li trasformerà in effettivi scappati di casa. Quel momento, che doveva arrivare nelle prime battute della serie, arriva invece solo al season finale: decisamente troppo tardi, in quanto la loro fuga viene (a livello televisivo) percepita diversamente.  Inserire subito, nei primi episodi della stagione, la fuga dei personaggi, avrebbe contribuito a trasformare il ruolo di scappati di casa nella loro identità di default, mentre qui si pone come costretta evoluzione caratteriale. Rimane comunque un cambio di status-quo, ma per motivi diversi e con effetti diversi, aventi però metà della potenza della fuga originale.

Ma qualcosa Marvel’s Runaways la fa giusta? Sicuramente i protagonisti, i giovani. Mentre gli adulti spesso mostrano pose plastiche e recitazioni abbastanza stereotipate, degne di qualche film delle domeniche di agosto su Italia 1, i giovani interpreti dei Runaways hanno ben interiorizzato i personaggi di cui sono stati chiamati a ricoprirne le vestigia, complice anche una forte e spiccata somiglianza fisica con le loro controparti fumettistiche.

Runaways

La prima stagione di Marvel’s Runaways, insomma,  ha saputo ben comprendere le potenzialità del materiale originale ma non ha saputo riproporle al pubblico della piattaforma on-demand. Questo ha dato vita ad un serial privo di una direzione narrativa convinta, indecisa a quale fascia di pubblico rivolgersi, confezionando episodi che hanno lasciato più che altro perplessi.

Classe '90, comasco. Ama così tanto la Nona Arte, che il suo corpo è fatto di carta patinata ed inchiostro, condizione fisica che l'ha sempre costretto all'ospedale. Cresciuto a pane e fumetti (e lavande gastriche) in età anagraficamente, ma non mentalmente, adulta ha sentito il bisogno di esternare i suoi pensieri riguardo la sua passione per i fumetti - ma anche cinema, serie tv, libri, musica e la pizza - attraverso la scrittura: anche se diverse ordinanze restrittive glielo impediscono legalmente. Non sa fare, quindi insegna Inglese. Ha scritto per RecenSerie, OverNews Magazine, Quarta Di Copertina e Geek Area.